mercoledì 19 dicembre 2012

QUANDO USALLA FACEVA LE PULCI ALLA CASINI...

Roma, 20 giugno. Alla cerimonia di premiazione delle Destinazioni Turistiche d'Eccellenza, così il direttore del Geoparco della Sardegna, Francesco Usalla, commentava con heartonearth: “Io non capisco perchè l'Unesco ci abbia ammonito. Altri parchi hanno gli stessi problemi, prenda ad esempio le Colline Metallifere: da un punto di vista formale stanno peggio di noi. Non hanno lo Statuto, non hanno un dipendente (se lo sentisse Alessandra Casini, a pochi metri di distanza... ndr) eppure fanno le pulci a noi...”. Solo un mese dopo, 19 luglio, eccolo omaggiare la Zarina e il 12 agosto firmare l'intesa. Cosa gli avrà fatto cambiare idea? Mah...
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ESCLUSIVO / FRACKING: IL PATTO SEGRETO (2° Puntata)


di Filippo Forte e Sacha Paganini
Il “Patto” è talmente segreto che non l'hanno rivelato nemmeno al Coordination Committee della Rete europea dei Geoparchi Unesco. Infatti, il Parco nazionale Tecnologico Archeologico delle Colline Metallifere (pomposamente denominato – ma Dio ce ne scampi, essendo stata allora un'idea del nostro Direttore Alessandro Baldasserini, all'epoca responsabile della comunicazione del Parco – the Tuscan Mining Geopark) e il Parco geominerario storico-ambientale della Sardegna sono stati gli unici geoparchi a non presentare alla Commissione, lo scorso settembre, il rapporto semestrale inerente l'attività svolta. Malgrado che il “Protocollo d'intesa” (e relativa, e “misteriosa”, Convenzione triennale) sulle bonifiche minerarie fosse stato firmato ai primi d'agosto. Eppure l'Unesco incoraggia ed incentiva i rapporti di collaborazione e partnership tra i vari geoparchi, anzi lo valuta come un fattore estremamente positivo. E allora? Questa concomitante “dimenticanza” non sarà stata per caso voluta, proprio per non dover presentare ai responsabili dell'organismo europeo il testo di questa convenzione, che resta più misteriosa della formula della Coca Cola? Domanda più che legittima, a cui cercheremo di dare una risposta più avanti, e che implica altre connessioni anche all'interno degli equilibri futuri in seno agli organismi dei geoparchi, in particolar modo il Forum Nazionale. Nel frattempo, riprendiamo da dove ci eravamo lasciati al termine della prima puntata.
LA LOTTA INTESTINA
NEL PD MAREMMANO
Dunque: alla fine di ottobre scorso, il deputato PD Luca Sani (di Massa Marittima. Nota: il sindaco Lidia Bai è Vicepresidente del Parco Colline Metallifere) presenta un'interrogazione parlamentare “urgente” sui “rischi da fracking” sul territorio. Nel testo non vengono mai citate le Colline Metallifere, né si tirano in ballo Regione, Provincia e Comuni. Ora si dà il caso che l'attività di fracking (prima negata e poi, a denti stretti, ammessa) portata avanti dalla Independent Energy Solutions – questa sì citata – sia stata effettuata proprio nelle Colline Metallifere, e che l'OK provenisse dall'assessore regionale all'Ambiente ed Energia Annarita Bramerini e dall'allora sindaco di Roccastrada, poi divenuto Presidente della Provincia di Grosseto, Leonardo Marras, entrambi membri del Comitato di Gestione del Geoparco. Sani- Bramerini-Marras: una “triade” che sembrava omogenea, legata alla corrente “bersaniana” e anche – o forse soprattutto – dallo stretto rapporto con Federico Vecchioni (ex presidente Camera di Commercio, ex presidente nazionale di Confagricoltura, responsabile di “Italia
Futura” in Toscana) e attuale presidente di Agriventure del gruppo S. Paolo-Intesa. Vecchioni, interessi economici a Massa Marittima, ha il “pallino” delle energie rinnovabili, che sovvenziona e promuove anche con il gruppo “Terrae”, ed è stato il mentore di Grayson Nash, patron della già citata società americana, introducendolo in Regione e in provincia di Grosseto. Attività benemerita, ma questo “pallino”, in verità, gli sta creando anche qualche grattacapo, essendo stato rinviato a giudizio (il processo inizierà a gennaio) per un impianto fotovoltaico installato nel comune di Roccastrada al tempo di Marras sindaco, che avrebbe abusivamente attinto a contributi regionali. Ma queste sono banali coincidenze. Il fatto è che, come ha riportato “Il Tirreno” Sani sarebbe entrato in conflitto con la coppia Bramerini-Marras, che ha costituito una “sotto-corrente” nel gruppo di Bersani. Al deputato uscente e in cerca di riconferma non sarebbe peraltro sfuggito il fatto che, in sede di Primarie, due “fedelissimi” di Marras (Giampiero Sammuri, Presidente nazionale Federparchi, e Gabriele Baldanzi, responsabile comunicazione del Geoparco Colline Metallifere al posto, ebbene sì, del nostro direttore, ed entrambi guarda caso di Roccastrada) avessero sostenuto Renzi. E ora, per le primarie per le candidature in Parlamento, chi sfiderà Sani? Un altro “fraterno” (ipse dixit) amico di Marras, Marco Simiani, sempre in “quota-Renzi”, che in Maremma, en passant, ha vinto. Non è quindi passata inosservata “l'offensiva parlamentare” di Sani e soprattutto verso chi fosse diretta... Anche perchè l'interrogazione a chi è stata rivolta? Non al ministro dell'Ambiente, bensì a quello dello Sviluppo economico, e cioè Corrado Passera: e cioè, l'ex amministratore delegato di S. Paolo-Intesa, a cui fa capo il gruppo d'investimento diretto da Vecchioni. Insomma: cominciano a volare gli stracci in casa PD? Last but not least (direbbero gli inglesi: la Independent Energy Solutions è al 100% di proprietà della britannica Independent Energy Resources, presidente sempre Grayson Nash), nel sotto-titolo inerente la notizia dell'iniziativa parlamentare sempre “Il Tirreno” scriveva: “Preoccupazioni per le possibili connessioni con l'aumento della sismicità”: ciò con riferimento al fatto che, da un paio di anni, si sono registrati (ben tre in questo mese di dicembre) dei micro-terremoti – di bassa intensità ma localmente circostanziati – nel comune di Montieri, altro territorio limitrofo a quello di Roccastrada interessato dalle ricerche della società americana che vorrebbe stoccare l'anidride carbonica per estrarre metano dalle ex miniere di carbone. Per la cronaca, il sindaco è Marcello Giuntini, anch'esso componente del Comitato di Gestione del Geoparco delle Colline Metallifere. Fine delle coincidenze? Certo che no...
“FRACKING OR NOT FRACKING
THIS IS THE QUESTION”
Come detto, ad essere tirata in ballo è la Independent Energy Solutions di Grayson Nash (amico di Vecchioni), che ha ottenuto il nulla-osta dalla Regione Toscana (assessore Bramerini) e le autorizzazioni per le attività di ricerca dal Comune di Roccastrada (sindaco Marras). La I.E.S. è una società americana, controllata da una società inglese quotata in Borsa, la Independent Energy Resources, proprietaria anche della Independent Gas Management che sta portando avanti (tra mille polemiche) un progetto analogo a Rivara, in Emilia. La I.E.S. - capitale sociale, all'epoca della richiesta, 15.000 euro – presenta la domanda di concessione; la I.G.M. fa da garante per le necessarie fidejussioni; infine, la I.E.R. (non perdetevi tra le sigle: si tratta sempre di Nash e del suo “braccio destro” Roberto Bencini.), una volta ottenuto il “via libera”, rastrella in Borsa i “capitali di rischio” che servono a sovvenzionare l'impresa. Il costo globale è di 50 milioni di euro, di cui 6 per la “fase esplorativa”. L'obiettivo è di estrarre dalle miniere dismesse 3,6 miliardi di metri cubi di gas metano, con lo stoccaggio di 14 milioni di tonnellate di Co2. Problema: utilizzando la tecnica del “fracking”? I manager della multinazionale hanno prima negato, poi – incalzati dall'evidenza – hanno fatto una mezza ammissione: “Abbiamo fatto una stimolazione, una piccola prova, che peraltro non ha funzionato. Non si può parlare di vero e proprio fracking: non si può paragonare un gattino ad una tigre”. Insomma, sì o no? “Un pochettino...”. A Napoli avrebbero detto: la ragazza è incinta, ma poco poco... E a chi faceva notare che nel sito della Casa Madre londinese si parla chiaramente di “fracking” (in una scheda sulle Colline
Metallifere, notate bene: in inglese), vantando l'esperienza in questa “innovativa tecnica”, la sconcertante risposta è stata: “E' sbagliata, c'è stato un errore di traduzione”... Come potrete leggere nel commento di Maria Rita d'Orsogna nelle pagine seguenti, quella utilizzata dalla società è puro “fracking”, tecnica peraltro da vietare in un geoparco Unesco. Ma a ben guardare, la questione vera è un'altra: dopo due anni di prove, il progetto langue. La società parla di “almeno altri due anni” di esplorazioni, vi sono “grandi potenzialità” ma “dobbiamo proseguire nelle ricerche”. Insomma, di estrazione e di stoccaggio dell'anidride carbonica non se ne parla e si continua a prendere tempo. Nel frattempo, però, la Independent Energy Solutions ha fatto un aumento del capitale sociale dell'800% (pari a 120.000 euro) e in Borsa la Energy Resources ha visto aumentare le quotazioni delle sue azioni in un anno dell'1,8%, traendone un'importante plusvalenza grazie al rastrellamento sul mercato dei “capitali di rischio” ottenuti in virtù delle future concessioni di sfruttamento dei giacimenti. In pratica, sono già abbondantemente rientrati delle spese previste dal progetto ben prima di realizzarlo. La qual cosa ha fatto richiamare alla mente di qualcuno la storia della Etruscan Copper Mines (vedi servizio alle pagine successive).
“LE LIASONS DANGEREUSES”
IL FRACKING SBARCA IN SARDEGNA?
Ecco che, a questo punto, entra in ballo la Sardegna. Il grande bacino minerario del Sulcis-Iglesiente, sede del Parco geominerario. Già nel 2007, CarboSulcis aveva ipotizzato un progetto di estrazione del metano attraverso lo stoccaggio della Co2. Ma poi tutto si era arenato, sembra anche per via della netta contrarietà opposta dall'allora Governatore Renato Soru. Partendo dall'assunto che, se le Colline Metallifere hanno valore 100, l'isola vale almeno 1.000, veniva naturale chiedersi se alla Energy Resources si meditasse uno sbarco nell'isola. Soprattutto ora che la Regione vorrebbe rilanciare il progetto per riconvertire il bacino minerario e salvaguardare così i residui posti di lavoro dei minatori, concordando con il Governo un piano da 500 milioni di euro. A precisa domanda, Roberto Bencini ha prima glissato - “La Sardegna sud-occidentale è una zona interessante” - poi ha minimizzato i rapporti intercorsi con CarboSulcis: “Ci sono stati contatti informali in passato, a livello di pour-parler ma nulla più”. Eppure si tratta dello stesso Bencini che ha firmato, su una autorevole rivista scientifica americana (Environmental Progress, American Institute of Chemical Engineers) un saggio proprio su questo progetto, dal titolo “Adsorption of pure carbon dioxide and methane on dry coal from the Sulcis coal province”, dove si parla espressamente di CBM (Coal Bed Methane) ovvero “fracking”, scritto insieme a Giorgio Sardu e Giuseppe Deriu della CarboSulcis, nonché consulenti della ForGea International. Insomma, qualcosa di più impegnativo di un semplice pour-parler. E se i rapporti sono “informali”, perchè in un documento ufficiale della CarboSulcis inoltrato al Ministero dello Sviluppo Economico, dove viene citato il CBM come “compatibility”, la Independent Energy Solutions viene indicata come “italian partner which support us”? E poi, un momento: ForGea, ma dove abbiamo già sentito questo nome? Ma certo: nella “segreta” convenzione stipulata tra i geoparchi della Sardegna e Colline Metallifere!
LA “SANTA ALLEANZA”
CON LA ZARINA
E così, eccoci tornati al punto di partenza. Cosa prevede questa Convenzione triennale (rinnovabile per altri 3 annni) sotto la supervisione della ForGea International? Non è che, sotto le mentite spoglie della “ricerca tecnologica” e delle bonifiche minerarie, si cerchi di celare e giustificare l'attività di “fracking” nei rispettivi territori, che dovrebbe essere severamente proibita trattandosi di due Geoparchi Unesco? Perchè l'accordo siglato non è stato reso pubblico e si è omesso di notificarlo al comitato dell'European Geoparks Network? In cosa consiste il “Patto”? La “Santa Alleanza” nasce il 19 luglio quando, al convegno sulle bonifiche minerarie organizzato dal Parco geominerario della Sardegna e da ForGea, il direttore Usalla invita in qualità di “esperta” Alessandra Casini. E' qui che scatta l'intesa tra i due. Usalla ha bisogno dell'influenza che la Zarina ha nel board dell'EGN per evitare il
“cartellino rosso” dall'Unesco. Lei allarga i confini del suo Impero e si assicura un fedele alleato (o suddito?) in vista del rinnovo della carica di coordinatore nazionale del Forum dei geoparchi, a cui – stando ai “bene informati” - aspira. Con Sardegna e Apuane (altro suo “protettorato”) sale a quota tre voti, abbastanza per convincere gli “incerti” a spostare l'ago della bilancia a suo favore, dato che Burlando – oltre al suo – al momento può contare solo su quello del Parco del Cilento. E così, sbarca in Sardegna portandosi dietro al convegno il “suo” professore (Massimo Preite) e ad agosto, a FestAmbiente, allo stand del Tuscan Mining Geopark, mostra le “sue” conquiste ospitando i due geoparchi satelliti (e dove nomina “editore” un tipografo che, stando ai “si dice”, pubblicherà i documenti prodotti dal Protocollo d'intesa che viene firmato proprio in quei giorni). Un accordo sulle “bonifiche” che ha la benedizione della Bramerini e Marras da una parte e Granara (per conto di Cappellacci) dall'altra. Fantasie? Chissà. Ma fra le varie “coincidenze” in cui siamo imbattuti in questa vicenda, ce ne sono due alquanto singolari. La prima: nel Protocollo d'Intesa firmato dai due parchi si legge: “Il Parco delle Colline Metallifere, d’altra parte, intrattiene un rapporto di costante collaborazione con gli enti di ricerca pubblici e privati”, mentre sul suo sito la I.E.S. si vanta di “collaborare con i migliori Istituti di Ricerca pubblici e privati”. Non sembra un copia e incolla? La seconda: sempre nel Protocollo, si parla di “organizzazione di un data-base basato su Gis”. Ebbene, facendo ricerche su internet, ci siamo imbattuti in Corrado Cacciarru. Il quale collabora con CarboSulcis e ForGea. E cosa fa nella vita? Il GIS and Systems manager. Ma, soprattutto, risiede a... Londra, dove ha sede la Independent Energy Resources: quando si dice che combinazione! Solo supposizioni? Forse. Ma tutto questo, al Coordination Committee dei Geoparchi Unesco non gliel'ha detto ancora nessuno... (2 - Continua)
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GEOPARCO SARDEGNA / MANCANO SOLO 9 MESI

di Riccardo di Robilant
Settembre 2013: in quei giorni, si deciderà il destino del Parco Geominerario della Sardegna. Il Coordination Committee dell'European Geoparks Network sarà infatti chiamato a decidere, definitivamente, se mantenere o meno il parco sardo nella Rete dei Geoparchi Unesco. In prima istanza, settembre 2011, la Commissione – nel comminare il “cartellino giallo”, anticamera dell'esclusione – aveva concesso due anni al geoparco dell'isola per mettersi in regola con i parametri dell'organismo internazionale. Ma il tempo è passato inesorabilmente, ed inutilmente, invano: e la cambiale sta per essere messa all'incasso, stavolta senza sconti di sorta. In questi 15 mesi abbiamo assistito ad un desolante “gioco delle parti” tra Regione e Ministero dell'Ambiente, impegnati unicamente a rimpallarsi le responsabilità circa la mancata riforma dell'ente anziché trovare un punto d'incontro per mettere fine alla sciatta ed inconcludente gestione commissariale. Suona ora beffarda l'enfasi con cui, lo scorso luglio, si inneggiava all'unità d'intenti siglata tra Cappellacci e Clini per il “rilancio del Parco quale realtà internazionale da valorizzare”. Quella che definimmo allora una “fumata grigia”, dopo l'incontro tra i due massimi responsabili del disastro annunciato (senza, per carità, dimenticare la Prestigiacomo: a ciascuno il suo...), si è tramutata in una cappa plumbea che rischia di soffocare le residue speranze di un lieto fine. A nulla sono valsi le mobilitazioni delle Associazioni della Consulta del Parco, gli scioperi della fame, le manifestazioni a sostegno del Presidio di Villa Devoto, gli appelli di amministratori e cittadini a Napolitano e al Governo, gli articoli che HeartonEarth Report (presenza rara, se non unica, nel panorama della stampa nazionale) ha scritto per richiamare chi di dovere alle proprie responsabilità. E nulla, nel frattempo, hanno fatto i vertici del Parco per invertire la rotta ed evitare così lo schianto, dando almeno un senso alla loro eterea ed impalpabile presenza. Il tanto declamato accordo sulla pianta organica è rimasto a livello di dichiarazione d'intenti, salvo un bando per la ricerca di un “antropologo” (?). E per rilanciare il Parco ci si era affidati a una mostra su Salgari... A questo punto, mancano solo il domatore di tigri e un dietologo che giri per le varie sagre finanziate dal Parco... Ora, Granara e il direttore Usalla hanno pensato bene di allearsi, consegnandosi mani e piedi legati, alla Zarina di tutte le Rocce, confidando di trovare riparo sotto il suo ombrello protettivo (leggere l'inchiesta seguente). Può darsi che il piano riesca: ma tutto, è bene ricordarlo, ha un prezzo... Fossimo in loro, non coltiveremmo troppe illusioni, ma ben venga qualsivoglia tentativo di salvataggio in extremis, perchè il tempo stringe. Da parte nostra, lanceremo dal prossimo numero una petizione: da sottoporre al Presidente Napolitano, al ministro Clini, a Cappellacci e al coordinatore nazionale dei geoparchi. Anche lui faccia finalmente sentire la sua voce! Mancano solo 9 mesi...
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EDITORIALE / L'ANNO CHE VERRA'


di ALESSANDRO BALDASSERINI
Riemergiamo, a distanza di poco più di un mese, dal fango che – sommergendo Albinia – ha inghiottito anche la nostra redazione: computers, stampanti, scrivanie, librerie, non ci sono più. Riprendiamo, non senza difficoltà, con rinnovato impegno ed entusiasmo, grati a tutti coloro che non hanno fatto mancare il loro sostegno. Dove eravamo rimasti? Cosa è accaduto in questi 30 e passa giorni? A ben vedere, sembrerebbe che il tempo si sia fermato: la questione del Parco Geominerario della Sardegna non segnala passi in avanti, anzi sembra ingarbugliarsi sempre più con il continuo scarica-barile tra Cappellacci e il ministro Clini. Nel frattempo, noi ripartiamo dalla seconda puntata dell'inchiesta sul “Patto segreto” siglato tra lo stesso Parco sardo e il Geoparco delle Colline Metallifere che sembrerebbe celare e “giustificare” agli occhi dell'Unesco un accordo per importare nell'isola la tecnica del “fracking” spacciandola per “ricerca tecnologica”. In questo secondo capitolo dell'inquietante e misteriosa vicenda, troverete notizie “molto interessanti” circa i rapporti intercorsi tra CarboSulcis e Independent Energy Solutions, in un intreccio che coinvolge i vertici dei due parchi e che potrebbe condizionare anche i futuri assetti all'interno del
Forum nazionale dei Geoparchi. A scanso di equivoci, sarà bene ribadire che questa è solo ed esclusivamente un'inchiesta giornalistica: noi riportiamo notizie documentate e mettiamo insieme i fatti. Trarre delle conclusioni spetta soltanto ai lettori. C'è chi ci accuserà di scambiare lucciole per lanterne; può darsi: personalmente, mi limito a sottolineare le molteplici “coincidenze”, circostanziate e concordanti, riscontrate in questa storia, che non si possono non definire quantomeno “indizi”. Qui, tanto per esser chiari, non si tratta di mettere in discussione la buona fede di chicchessia: si tratta di capire quale ruolo intendono svolgere in futuro i due geoparchi, che hanno legato a doppio e reciproco filo (comprese anche personali ambizioni e carriere) i rispettivi destini, per lo sviluppo del loro territorio. Abbiamo detto all'inizio che ripartiamo con rinnovato impegno, e l'anno che verrà sarà foriero di interessanti novità, a partire dal restyling e potenziamento del sito www.italiangeoparksproject.it, e dalla messa in cantiere di alcune iniziative. Tutto ciò comporterà un notevole sforzo finanziario: al momento non chiediamo aiuto a nessuno, ma in futuro vorremmo coinvolgervi a sostegno di un paio di progetti, a cominciare dal Premio letterario “CuorediTerra”, che nel 2013 vedrà finalmente la luce. Nel frattempo, a tutti voi giungano i più cordiali auguri di Buone Feste e sereno Anno nuovo.
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martedì 6 novembre 2012

GEOPARCHI / FRACKING: IL PATTO SEGRETO SARDEGNA-COLLINE METALLIFERE


di Filippo Forte e Sacha Paganini
Il “Patto” è talmente segreto che non si sa se sia stato ancora sottoscritto. O, per essere più precisi, se sia stata già firmata l'annunciata Convenzione (di durata triennale, rinnovabile per altri tre) da noi anticipata – vedi HeartonEarth Report n° 11 – dopo la stesura del Protocollo d'Intesa tra il Geoparco delle Colline Metallifere e il Parco Geominerario della Sardegna inerente le bonifiche minerarie e non meglio precisate “attività di ricerca scientifica”. Di certo è che il “Patto” è stato siglato l'estate appena trascorsa ed è talmente “inconfessabile” da tenerne nascosti i contenuti, come e più degli ingredienti della formula della Coca Cola. Tanto da non recarne traccia (vedi alla voce: “trasparenza”...) nei rispettivi siti internet, e dopo che un comunicato emesso dall'ufficio stampa del Tuscan Mining Geopark – guidato da Gabriele Baldanzi; ricordatevi di questo nome, lo ritroverete più avanti – risultasse poi “misteriosamente” rimosso e scomparso. Un “Patto” dove si intrecciano e convergono svariati interessi, che si dipana dai dolci declivi delle Colline Metallifere alle aspre lande del Sulcis-Iglesiente, che vede coinvolti due geoparchi Unesco, personaggi in carriera e, a fare da “filo rosso”, una curiosa società americana che (con “soli” 15.000 euro di capitale sociale) sta rastrellando finanziamenti a destra e a manca. Come in tutte le “spy stories” che si rispettano, non mancano gli intrecci e le deep throat, le “gole profonde che – in cambio del più rigoroso anonimato – indicano la via da seguire: e stavolta la “parolina magica” non è (non solo) “follow the money”, bensì “follow the fracking”. Fracking: l'innovativa, e per molti pericolosa, tecnica di ricerca nel sottosuolo per imprigionare anidride carbonica ed estrarre gas metano. Un'operazione, restando solo alle ex miniere delle Colline Metallifere maremmane, valutata intorno ai 2 miliardi e mezzo di euro. “Ma – sostiene l'esperta Annarita d'Orsogna (vedi articolo sotto) – dato valore 100 alle Colline Metallifere, la Sardegna vale almeno 1.000”. E allora, fate un po' voi i conti... In questa vicenda, peraltro, non manca il riferimento storico: e la mente non può non riandare all'epopea della Etruscan Copper Mines Ltd., quando – siamo nei primi anni del '900 – le miniere di Campiglia (dove sorge ora l'area di S. Silvestro della Parchi Val di Cornia) furono oggetto di una speculazione finanziaria che all'epoca destò grande scandalo. E inquietanti sono le similitudini che si stagliano all'orizzonte: come se “qualcuno” avesse voluto riadattare quello schema ai giorni nostri... Non solo: fra i vari intrecci, vi sono anche lotte intestine di partito e ambizioni personali, tanto da lambire (e possibilmente influenzare) anche i futuri equilibri della Rete dei Geoparhi Unesco in generale e il Forum nazionale in particolare.
LA STORIA: Ma andiamo per ordine, e ripercorriamo la vicenda dai suoi esordi. Siamo nel 2008, e in Toscana (dove è appena stato siglata un'intesa da 150 milioni di euro tra Regione e Sindyal per le bonifiche dell'area mineraria delle Colline Metallifere) sbarca una società americana, la Independent Energy Solutions, capitale sociale poco più di 20.000 dollari, posseduta al 100% da un'altra società – questa volta inglese, la Independent Resources – quotata in Borsa nella City. Essa chiede, ed ottiene, dall'Assessorato all'Ambiente ed Energia,
le concessioni per effettuare ricerche (e relativi futuri diritti di sfruttamento) nelle Colline Metallifere utilizzando l'innovativa tecnica del “fracking”, di cui vantano esperienza e tecnologia avanzata nel settore. Non solo: in virtù delle concessioni ottenute, cominciano a rastrellare finanziamenti sul mercato borsistico e non solo, ottenendo peraltro contributi dalla stessa Regione Toscana (si parla di circa 50 milioni di euro, ma la cifra non è certa) e da un istituto finanziario che fa capo alla banca Intesa-S. Paolo, presieduto da Federico Vecchioni. Proprio colui che, all'epoca presidente nazionale di Confagricoltura e della Camera di Commercio di Grosseto, fa da “mentore” ed introduce la società presso i referenti politici, l'Assessore regionale competente Annarita Bramerini (anch'essa maremmana) e il sindaco di Roccastrada – poi nel breve volgere di tempo Presidente della Provincia di Grosseto – Leonardo Marras, primo comune a rilasciare le autorizzazioni per le operazioni di “fracking” nel territorio. Parleremo nella prossima puntata dei rapporti che intercorrono tra costoro; qui ci limitiamo a descrivere le scenario di partenza. Da tener presente che, all'epoca, il Parco Tecnologico delle Colline Metallifere (in cui ricade anche Roccastrada) non faceva ancora parte della Rete dei Geoparchi Unesco ma proprio allora stava cominciando l'iter della candidatura sotto l'impulso del presidente Hubert Corsi. In questi anni, fra numerose polemiche, le ricerche attraverso il “fracking”, che nel frattempo si erano allargate al limitrofo comune di Montieri e (almeno nelle intenzioni) a quello di Massa Marittima, hanno portato a poco per non dire nulla, malgrado il più diffuso – ed influente – quotidiano locale (leggi: Il Tirreno) avesse decantato le magnifiche e progressive sorti di questa operazione con numerosi articoli a firma Gabriele Baldanzi (toh, proprio lui...). Nel frattempo, però, era avvenuto qualcos'altro: le Colline Metallifere, nel 2010, diventano Geoparco Unesco, e tale riconoscimento mal si concilia (anzi, proprio per niente) con la tecnica del “fracking”, che per inciso è stata messa al bando in diversi Paesi europei tra cui la Francia. E allora, cosa accade? Con un colpo di scena, Hubert Corsi – proprio alla vigilia dell'investitura Unesco – viene estromesso dal Parco, e con lui tutto il suo staff, e nel Comitato di Gestione, dopo varie peripezie, si insediano nell'ordine: Annarita Bramerini, Leonardo Marras (già li abbiamo conosciuti), Lidia Bai sindaco di Massa Marittima come vicepresidente e Marcello Giuntini sindaco di Montieri. Quando si dicono le coincidenze... Tutti, particolare da rammentare, del PD e “bersaniani” di ferro. Presidente viene invece nominato, ciliegina bipartisan sulla torta, Luca Agresti, coordinatore provinciale del PDL e figlio di un influente consigliere regionale d'opposizione. Ruolo, peraltro, “decorativo”, visto e considerato che le leve del Parco le manovra il Direttorissimo, al secolo Alessandra Casini meglio nota come la Zarina di tutte le Rocce (dal Parco e dal Teatro delle Rocce dove ha fondato il suo personale Impero, che si è poi via via esteso al “protettorato” del Parco delle Apuane e ai “possedimenti d'Oltremare” della Sardegna). Già, la Sardegna. E' proprio qui, infatti, che si dipana la storia. Quel Parco Geominerario primo al mondo ad essere riconosciuto dall'Unesco, prima ancora che venisse realizzato il Global Geoparks Network, ed ora a serio rischio di espulsione – dopo il “cartellino giallo” del settembre 2011 – dalla Rete europea. Dove per oltre un anno le associazioni della Consulta hanno tenuto sotto assedio l'ufficio del Governatore Cappellacci (a cui hanno posto fine il 2 novembre, vedi articolo successivo) invocandone la firma sotto il decreto di riforma per mettere fine ad una estenuante e inconcludente gestione commissariale. E dove i problemi si sono vieppiù aggravati con la crisi di CarboSulcis. Non si sa da chi sia partita l'idea, fatto sta che la Casini e il direttore del parco sardo, Usalla, hanno cominciato ad “annusarsi” e a piacersi. Sarà che la Zarina siede nel Board dell'European Geoparks Network (che il prossimo settembre dovrà decidere l'espulsione o meno dei sardi) ed influente consigliori del coordinatore nazionale Burlando? Chissà... Comunque, Usalla la invita ripetutamente a Iglesias e la presenta ai convegni come “esperta” di bonifiche e gestione manageriale (solo la seconda parte corrisponde effettivamente al vero). Da tener conto, en passant, che il Geoparco delle Colline Metallifere è escluso – da decreto ministeriale – dalla gestione delle bonifiche minerarie, mentre la Regione Sardegna ha, nel corso di questi anni, sviluppato corposi dossier in materia. Ed ecco che, lo scorso agosto, la notizia (come noi ve l'abbiamo riportata nel n° 11
di settembre) della firma di un non meglio precisato Protocollo d'Intesa tra i due Geoparchi, cui avrebbe fatto seguito una “convenzione” di 3 anni (rinnovabile per altri 3) proprio in materia di bonifiche. La cosa è apparsa strana ai più per diversi motivi, giacchè come detto su tale materia la Regione Sardegna ha prodotto numerosi studi, mentre il Parco delle Colline Metallifere era stato escluso dall'accordo intercorso con Sindyal. Ancor più curioso il riferimento a generici “rapporti di costante collaborazione con gli enti di ricerca, regolato da apposite convenzioni”, intrattenuti dal Geoparco toscano. Un accordo in cui si parla di “ bonifiche minerarie e le problematiche legate al paesaggio minerario. In questa fase il Parco delle Colline Metallifere e il Parco Geominerario hanno ritenuto utile individuare un comune percorso di studio scambiandosi le reciproche conoscenze tecnico-scientifiche a partire dall’ambito delle bonifiche ambientali, mettendole poi a disposizione anche di altri soggetti pubblici e/o privati. Il ForGea International (un centro studi di Cagliari, ndr), con la sua ultra decennale esperienza, sarà il supervisore dell’operazione”. Non solo: “La collaborazione riguarderà il reperimento delle risorse finanziarie e l’organizzazione di corsi di formazione inerenti attività di bonifica e riqualificazione delle aree minerarie dismesse (...); attività di consulenza tecnico legale nella redazione di Piani di gestione bonifiche”. In poche parole: attività di salvaguardia ambientale e ricerca tecnologica. Opera meritoria, che rientra nella “mission” dei Geoparchi Unesco. Senonchè, tutto ciò – abbiamo già avuto modo di scriverlo – non si concilia affatto con la tecnica del “fracking” (fratturazione idraulica del sottosuolo), già in corso nelle Colline Metallifere e che, guarda caso, anche CarboSulcis vorrebbe adottare in Sardegna. Ma si dà il caso che CarboSulcis non abbia né l'esperienza né le tecnologie: proprio quello che, invece, vanta (o dice di vantare) Independent Energy Solutions, che già opera in quel lembo di Toscana. E allora: cosa c'è scritto realmente in quella Convenzione? A chi ci si riferisce quando si parla di rapporti con altri enti di ricerca e chi sarebbero questi altri soggetti privati? E da dove dovrebbero provenire i fondi per finanziare questa operazione? Il sospetto che questo accordo serva a dare una patina di “legittimità”, coprendola con il velo della ricerca scientifica e la salvaguardia dell'ambiente, ad operazioni di “fracking” severamente proibite in zone poste sotto la tutela dei Geoparchi Unesco è forte, molto forte, almeno finchè non sarà resa pubblica la Convenzione sottoscritta. E il dubbio che il Parco delle Colline Metallifere funga da “cavallo di Troia” - forte della vantata “esperienza” in materia di “conoscenze e collaborazioni” - per permettere lo sbarco della società americana in Sardegna per affiancare CarboSulcis, è altrettanto legittimo, considerando chi siede in quel Comitato di Gestione. Il gioco, in fondo, varrebbe la candela; basterebbe ricordarsi le parole della d'Orsogna: “Se le Colline Metallifere valgono 100, la Sardegna vale almeno 1.000”. Compartecipare a quelle concessioni vorrebbe dire rastrellare, in Borsa e tramite contributi pubblici e privati, fior di finanziamenti. E in cambio, direte voi? Beh, intanto il Parco Geominerario della Sardegna potrebbe contare sulla “benevolenza” e sull'influente sostegno della Casini in sede di Comitato decisionale dove si dovrà scrivere il suo destino “dentro o fuori” la Rete dei geoparchi Unesco. Dal canto suo, la Zarina – che stando ai rumors sempre più insistenti punta nel 2014 a succedere a Burlando alla guida dei Geoparchi italiani – si garantirebbe un fedele alleato e un voto in più in assemblea: con questo sarebbe già a quota 4, esattamente la metà. Sufficienti per convincere Burlando a lasciarle strada libera, o comunque a convincere qualcun altro (le Madonie?) a sposare la sua causa. Tutte le caselle, a questo punto, andrebbero al loro posto... Ma non è tutto così semplice: l'operazione è più complessa. Abbiamo parlato, ad esempio, della “Etruscan Mines”: riaffronteremo l'argomento nella prossima puntata. Nel frattempo, però, già qualcuno si sta mettendo di traverso: per esempio il deputato maremmano (di Massa Marittima) del PD, Luca Sani. Che deve aver sentito “puzza di bruciato” e temendo di essere accerchiato dalla “tenaglia” Bramerini-Marras è passato al contrattacco: guarda caso, con un'interrogazione parlamentare “urgente”, firmata da altri 30 deputati del suo partito, al Ministro delle attività produttive contro “i rischi derivati dal fracking nelle Colline Metallifere”. Solo una coincidenza? Beh, francamente cominciano ad essere un po' troppe... (FINE 1° PUNTATA)

GEOPARCO SARDEGNA/ UNA PROTESTA CIVILE


di Aldo Pusceddu
Alla fine, dopo oltre 13 mesi, ce ne siamo andati....in silenzio, in maniera garbata e civile, così come eravamo arrivati - davanti a quel cancello - all'alba del 27 settembre 2011. Sono serviti un ammonimento dell'UNESCO e ben 400 giorni del nostro tempo per fare in modo che la politica sarda rispolverasse il progetto di riforma del Parco Geominerario. C'è da chiedersi davvero - non per appropiar
ci di tutti i meriti - cosa sarebbe successo se non ci fosse stata la protesta della Consulta. Personalmente però, nonostante i notevoli passi in avanti consuntivati dalla proposta di riforma del Consorzio Parco, ho tuttora qualche difficolta - forse per una mia innata prudenza - se considerare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Mezzo pieno se penso a come siamo partiti un anno fa in pieno cartellino giallo dell'Unesco, black list degli enti da sopprimere, etc; mezzo vuoto se penso - appunto dopo 13 mesi di lotta e sacrificio - alle recenti notizie arrivate da Roma, dove i Ministeri di competenza sembra vogliano comunque stravolgere la proposta sarda di limitare a 5 il numero dei componenti il consiglio direttivo del Parco, secondo i dettami del decreto Salva Italia del governo Monti. Si vuole andare quantomeno a 11 componenti, di cui ben 4 appannaggio dei Ministeri. Ma non fu proprio l'abnorme numero di componenti del consiglio, allora ben 17, una delle principali cause dell'inefficienza dell'Ente? Qui si vuole tornare a "su connottu", ma non è questo su connottu che ci serve e che auspichiamo. Il rischio è che ora la discussione si areni su questo problema facendo ancora perdere tempo prezioso. Posso solo sperare che la Regione Sarda riesca ad avere- nel proseguo della trattiva - un rigurgito di quella autonomia decisionale della quale spesso e volontariamente riusciamo a fare a meno. Altro spunto di riflessione - senza polemica alcuna - voglio aprirlo sul ruolo della Comunità del Parco, partendo dalle dichiarazioni fatte recentemente da alcuni amministratori del Nuorese a proposito del mancato Parco del Gennargentu. Ora, con l'imperversare della crisi, ci si accorge che probabilmente quell'idea di Parco è stata liquidata e sepolta troppo in fretta. E se ripenso che molti dei comuni del Parco Geominerario - fatte poche eccezioni - si sono spesso mostrati abbastanza tiepidi verso le finalità e la salvaguardia dell'Ente, personalmente non sono tranquillo sulla chiusura in tempo utile della vertenza. Voglio ricordare solo una cosa, e chiudo: ad agosto 2013 la Commissione Unesco sarà di nuovo in Sardegna per verificare - dopo il famoso cartellino giallo - come abbiamo utilizzato questi 2 anni. Non vorrei fosse proprio l'Unesco a togliere le castagne dal fuoco alla politica sarda.

EDITORIALE / DA NISCEMI A CAGLIARI


di ALESSANDRO BALDASSERINI
Sono passati pochi giorni dalle elezioni regionali siciliane e ci si continua ad interrogare sul clamoroso successo della Lista Grillo. Ma, a ben vedere, degli osservatori attenti e non superficiali avrebbero ben potuto pronosticare la messe di voti piovuta sul candidato del Movimento 5 Stelle: sarebbe bastato, ad esempio, prendere in considerazione il fatto che Cancelleri (fino al giorno addietro le votazioni un giovane ed illustre Carneade) fosse di Caltanissetta. Embè? Si chiederà qualcuno... E qui, ai più affezionati dei nostri lettori, già si staranno drizzando le... antenne, e il nome di quella città comincerà ad evocargli qualcosa. Eh già: Caltanissetta, proprio dove – a pochi chilometri , in quel di Niscemi – la scorsa estate si era costituito il Comitato No-MUOS per contrastare l'installazione dell'ecomostro militare dell'Esercito degli Stati Uniti, in barba a tutte le direttive ambientali e sanitarie, come poi riscontrato dalla Procura che ai primi di ottobre ha sequestrato il cantiere. Solo Il Manifesto e, mi si consenta, EarthonEarth Report avevano scritto di questa vicenda. E solo i ragazzi del Movimento di Beppe Grillo avevano sostenuto la battaglia di questi novelli Don Chisciotte, abbandonati da tutte le altre forze politiche e dalla stampa. Di grazia, chi avrebbero poi dovuto votare? La storia di Niscemi è
esemplare di come la mobilitazione popolare sia alla fine più forte dell'arroganza del Potere. E il pensiero corre subito a Cagliari, dove prosegue la lotta degli amici della Consulta del Parco Geominerario. Dalla Sicilia alla Sardegna, un filo rosso le unisce: e come Niscemi insegna, anche a Cagliari l'insipienza di una classe politica ormai screditata dai fatti dovrà alzare bandiera bianca. Le similitudini sono molte: anche al presidio di Villa Devoto gli unici a farsi vedere erano i ragazzi del 5 Stelle. Gli altri (tranne qualche rara, e benemerita, eccezione, tra cui il Sindaco Zedda) hanno sempre voltato le spalle. Salvo, ora, affrettarsi a salire sul carro dell'imminente vincitore. C'è un piccolo retroscena, che non avrei mai voluto raccontare per pudore: nel giorno dell'anniversario del Presidio, il Governatore Cappellacci ebbe (incautamente) a dichiarare che la mancata firma del Protocollo d'Intesa con il il Ministro dell'Ambiente era da addebitare a Clini ed alle lungaggini burocratiche di quel dicastero. Subito dopo, lette tali stupefacenti dichiarazioni, abbiamotelefonato all'ufficio stampa del Ministro per chiedere conferma di ciò. Apriti cielo! Caso ha voluto che nello stesso frangente il segretario regionale dell'Italia dei Valori scrivesse al Ministro,così che la risposta ufficiale (leggi: secca smentita) fosse più diplomatica di quella riferitaci al telefono... Caro Palomba, meglio tardi che mai, comunque benvenuto a bordo.
P. S.: Mentre andiamo in stampa giunge la notizia che, dopo 400 giorni, la Consulta del Parco ha deciso di sospendere il Presidio a Villa Devoto ma prosegue lo stato di mobilitazione.