giovedì 5 aprile 2012

STATUTO TUSCAN MINING GEOPARK / Ma le Associazioni sono state escluse


SACHA PAGANINI
Il testo che pubblichiamo è la bozza dello Statuto del Geoparco delle Colline Metallifere. Con questo atto, in attesa della ratifica da parte del Ministero dell'Ambiente e della sua definitiva approvazione, si conclude la “gestione provvisoria” del Comitato ed il Tuscan Mining Geopark assume una connotazione giuridica ben precisa.
Ci sarà modo, nelle prossime settimane, di esaminare con cura il documento in tutte le sue parti. Ma fin d'ora balza agli occhi un'assenza che è da considerare una vera e propria anomalia.
Nella sua forma partecipativa, il Comitato ha inserito la “Comunità del Parco”. Si tratta di un organismo consultivo che dovrebbe favorire la presenza di tutte quelle realtà che operano nel territorio e che possono dare il loro contributo alle attività dell'ente. Non a caso, l'European Geoparks Network insiste molto sul “coinvolgimento” degli operatori economici e della popolazione alla vita dei geoparchi. E così, infatti (vedi ad esempio il caso del Geoparco della Sardegna), da più parti si è operato.
In questo caso, però, ciò non è stato fatto. Nel testo che riportiamo, la “Comunità” viene stabilita come un burocratico duplicato del Consiglio Direttivo. Le Associazioni ambientaliste, ed è questo il caso più eclatante, non sono state minimamente prese in considerazione e citate, salvo una generica dichiarazione d'intenti che non contestualizza e formalizza alcunchè. Non sappiamo se ciò rappresenti una svista nostra (e nel caso chiediamo venia) o una dimenticanza – ancora correggibile – dei dirigenti del Parco. Speriamo solo che non si tratti del perpetrarsi di una certa mentalità “autoreferenziale” di certi amministratori, per i quali le associazioni sono solo un “fastidio” da cui prendere le distanze il più possibile...

AUTOSTRADA TIRRENICA / Tra realismo e problemi irrisolti tutti i nodi del progetto SAT


VALENTINO PODESTA'
Le ampie e documentate osservazioni presentate da Legambiente, WWF, Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, Comitato Terra di Maremma, Comitato per la Bellezza nell’agosto 2011 al 
progetto definitivo SAT e le relazioni presentate hanno chiarito molti aspetti fondamentali. Anzitutto i flussi di traffico lungo il percorso Rosignano-Civitavecchia sono quanto mai variabili da
zona a zona in relazione, evidentemente, al variare del trasporto locale: da punte di 33.000 veicoli al giorno ai minimi di soltanto 11-12.000. Ciò significa che creare, come si voleva - e come diverse istituzioni locali purtroppo chiedono ancora - una nuova autostrada in variante era una soluzione del tutto semplicistica, non corrispondente alla domanda di trasporto, oltre che devastante sul piano ambientale e paesaggistico.
Quindi il tipo di pedaggiamento sarà la chiave di tutto: non si può infatti pensare che il traffico attuale, per lo più locale, si trasferisca dall'Aurelia, sin qui gratuita, a strade complanari che non ci sono o che sono sostanzialmente strade della bonifica e che, se venissero trasformate o realizzate ex novo come strade di grande comunicazione, risulterebbero del tutto incompatibili con il territorio e il paesaggio. E' da sfatare anche il mito del "corridoio tirrenico di importanza europea" che in realtà non esiste perché provenendo da nord arriva a Fiumicino e poi devia su Roma, a differenza di quello adriatico che corre dalla Romagna alla Puglia.
Il fatto che l'ultimo progetto ricalchi in larghissima misura il percorso dell'Aurelia ci riporta alla impostazione del Progetto Anas del 2000 che tutte le Associazioni Ambientaliste e gli le amministrazioni pubbliche interessate hanno approvato, sia pur con osservazioni puntuali. Una impostazione che le Associazioni condividono, mentre hanno respinto in toto quella del progetto preliminare SAT approvato dal CIPE nel 2008 con 110 Km in variante da Civitavecchia a Grosseto, che pure era stato ed è tuttora sostenuto dalla Provincia di Grosseto e da molti Comuni perché li sgrava apparentemente del problema del traffico locale che sarebbe rimasto o rimarrebbe sull'Aurelia. Appare strano che tutti questi Enti non pensino alla devastazione che ne deriverebbe del più grande patrimonio, anche economico, della Maremma: ambiente e paesaggio, naturale e agrario. Un maggior approfondimento aderente alla specifica realtà territoriale e urbanistica richiede tuttavia il tracciato definitivo in comune di Orbetello che oggettivamente è quello più difficile da
risolvere.
In conclusione le Associazioni ritengono il progetto definitivo un sostanziale passo avanti rispetto al progetto preliminare in variante del 2008 ma non ancora sufficiente, e sollevano diverse questioni critiche che non hanno ancora trovato una soluzione e su cui hanno presentato precise Osservazioni al Ministero per l’Ambiente, che sarà chiamato ad esprimere il parere per la Valutazione di Impatto Ambientale.
Partendo da questa impostazione, esaminiamo qui di seguito i nodi generali a nostro parere tuttora irrisolti del progetto definitivo SAT nel suo complesso.
Tre fattori sono strettamente interconnessi nel caso di una infrastruttura come il corridoio tirrenico:
1. Il tracciato e l’impatto ambientale
2. La fattibilità economico-finanziaria
3. Il ruolo territoriale dell’infrastruttura
L’abbandono del devastante progetto in variante tra Civitavecchia e Grosseto approvato dal CIPE nel 2008 è una precondizione necessaria a rendere accettabile la realizzazione dell’infrastruttura a patto che la trasformazione in autostrada a pedaggio non comporti un sistema di complanari e viabilità aggiuntiva insostenibile per il territorio.
Il sistema free flow multilane consente di ridurre sostanzialmente la necessità di complanari e di ridurre i costi di realizzazione. I veicoli sono identificati da portali automatizzati e da barriere, il passaggio dai portali e dalle barrire non implica l’arresto del veicolo, il pagamento del pedaggio può avvenire in forma differita.
Il sistema permette di semplificare l’infrastruttura con svincoli più semplici, minor numero di sovrappassi, minor occupazione di spazio e riduzione dei costi di investimento. Ciò rende possibile una selezione del traffico non solo in termini di percorso, ma anche in termini di soggetti, di attività, di caratteristiche specifiche di chi si muove, cosa che permette una “politica” di compensazione a favore dei residenti, soprattutto quelli “obbligati” anche attualmente all’uso dell’Aurelia dalla struttura territoriale.
Il traffico registra una forte prevalenza di brevi-medie percorrenze: gli attuali volumi di traffico sulla SS1 Aurelia sono stimati in 19.900 Veicoli Teorici Giornalieri Medi (VGTM).
Le diverse tratte hanno livelli di traffico di punta molto diversi tra loro, il che significa che il traffico che percorre tutta l’autostrada è poco, mentre molto traffico percorre tratti brevi (vedi Allegato 1)
Le nuove stime di traffico di lungo periodo riproposte da SAT, pur fortemente ridimensionate rispetto a quelle indicate nel progetto preliminare, sono comunque ancora ottimistiche. La crescita del traffico dopo il 2016 è quantificata in termini di veicoli-km/anno, che sconta l’assunzione delle tariffe presumibilmente necessarie a remunerare l’investimento per la concessionaria.
Al 2026 si prevede un TGM di 25.350 veicoli/g. Al 2036 si prevede un TGM 28.300 veicoli/g.
Il ridimensionamento rispetto alle stime SAT del 2008 è fortissimo: oltre il 40% di traffico in meno dei 50.000 veicoli/g del 2030.
Soprattutto in una situazione non solo congiunturale di crisi l’itinerario tirrenico non attrarrà traffico da altri itinerari autostradali, e le obiezioni di allora delle Associazioni sulla sovrastima risultano oggi del tutto fondate.
Chi paga il pedaggio? Il 2016 è l’anno previsto di entrata in esercizio dell’autostrada con l’introduzione del pedaggio. Il traffico potenziale, ovvero quello che userebbe l’autostrada se non ci fosse il pedaggio, è maggiore del traffico pagante di circa il 25%. Il 25 % comprende: 11% di traffico senza pedaggio o a pedaggio “agevolato”, 14% di traffico deviato su viabilità alternative La componente “agevolata” riguarda il traffico automobilistico dei residenti che effettuano tragitti inferiori a 20 km. La componente “non catturata” è quella “che effettua il by-pass delle barriere o che utilizza viabilità alternative non a pedaggio” (punto 6.17 pag 36 dello Studio del traffico SAT).
I livelli di traffico e pedaggio: nel 2016 su un traffico potenziale di 20.500 veicoli il traffico pagante è di 15.400 veicoli; aggiungendo a questi la quota di 2.255 veicoli di traffico “agevolato” (11% del totale) si ottiene il traffico medio presente sull’autostrada: 17.655 veicoli/g, meno di quelli che utilizzano l’Aurelia nella situazione attuale (19.900).
Meno viabilità alternativa e più utenti sull’autostrada. Circa 3.000 veicoli/g troverebbero conveniente usare l’autostrada se non ci fosse il pedaggio e sarebbero invece costretti a utilizzare la ben più fragile viabilità alternativa.
Nel progetto definitivo sono previsti oltre 134 km di viabilità alternativa, talvolta complanare di nuova realizzazione e talvolta ottenuta con l’allargamento di strade esistenti. Il traffico che pur potendola usare non usa l’autostrada e la lunghezza davvero rilevante di viabilità alternativa aumenta inutilmente gli impatti sul territorio, evitabili con il sistema free flow, rendono il progetto (e i livelli di pedaggio) inutilmente costoso e contraddicono profondamente la stessa impostazione del progetto (vedi Allegato 2).
Manca il Piano economico-finanziario. Al progetto definitivo non è allegato alcun Piano Economico e Finanziario complessivo. Il Piano economico e finanziario è assolutamente necessario per capire il problema dei costi, del pedaggio e quindi del ruolo territoriale dell’infrastruttura. La sfida progettuale proposta dalle Associazioni è stata raccolta solo in parte, bene il tracciato ma con qualche grave problema non risolto. Quali possibili servizi (ad esempio di trasporto pubblico) per i territori attraversati, quali connessioni con le attività strategiche locali?
Una analisi costi-benefici molto debole. Le uniche informazioni disponibili derivano da analisi costi-benefici parziali, dalle quali si deduce, solo per alcuni lotti, come, a fronte dei costi dell’intervento, le quantità di traffico stimato ed il pedaggio (elevato) siano in grado di remunerare l’investimento.
I benefici sono pressoché totalmente costituiti dai risparmi di tempo degli utilizzatori. Si assume che si passi dai 70 km/h sull’itinerario attuale ai 130 km/h sull’autostrada. E’ un differenziale di velocità troppo elevato soprattutto nelle tratte dove già oggi la Superstrada Aurelia permette velocità sicuramente superiori ai 100 km/h.
Alla probabile sovrastima del tempo risparmiato corrisponde una sicura sovrastima del valore di
tale tempo. Si attribuisce un valore di 16 euro/h indifferentemente a tutto il traffico leggero, turisti e opzionali compresi: una quantificazione sicuramente inattendibile.
Per gli utenti che utilizzeranno l’autostrada è vero che l’aumento della velocità, permesso dalla trasformazione, diminuisce i costi generalizzati, ma tale diminuzione trova un limite ben pesante nella introduzione del pedaggio.
I volumi di traffico atteso sull’autostrada sono relativamente modesti e configurano livelli di servizio assai alti, mentre i livelli di servizio sulle viabilità alternative (di cui non si fa cenno) rischiano di essere bassi o bassissimi.
Occorre mantenere sull’autostrada tutto il traffico potenziale attraverso adeguate politiche tariffarie (comprese politiche di esenzione totale): quale risparmio consentirebbe una simile strategia in termini di minori investimenti e minori consumi di suolo per complanari e viabilità alternativa?
Occorre pertanto conoscere al più presto il piano economico e finanziario per poter valutare gli scenari di pedaggiamento e quindi il ruolo territoriale dell’infrastruttura e la reale fattibilità dell’intervento.

venerdì 23 marzo 2012

I giovani don Chisciotte di Niscemi contro i "mulini a vento" del MUOS


di FILIPPO FORTE
Ricordate “Il volo del calabrone” di Ken Follett? No? Beh, andate a rileggerlo. Nel libro si narra la storia, romanzata ma vera, di un gruppo di giovani resistenti danesi che, con il loro coraggio, cambiarono le sorti della II Guerra Mondiale. Infatti, fu grazie a loro che i Servizi segreti di Sua Maestà Britannica vennero a conoscenza dell'esistenza e della localizzazione di “Freya”, il super-radar impiantato dai nazisti nello sperduto isolotto di Sande grazie al quale potevano intercettare (e quindi abbattere con sorprendente facilità) i bombardieri inglesi diretti verso la Germania.
E se il grande scrittore passasse dalle parti di Niscemi, siamo nella profonda Sicilia odorosa di agrumi dove si gustano le granite più buone del mondo, potrebbe scrivere una versione moderna del suo best-seller.
Intendiamoci: nessuno vuole accostare la mitica U.S. Army alle truppe hitleriane. God bless America, ci mancherebbe! Però, il contesto che si respira nella – almeno fino a ieri – tranquilla cittadina in provincia di Caltanissetta appare lo stesso: impianti radar misteriosi, silenzio assoluto, leggi calpestate, ed infine un gruppo di ragazzi, costituitosi nel “Comitato No-Muos” che, emuli di Don Chisciotte, si batte a mani nude (e nella totale indifferenza della stampa locale e nazionale) contro i moderni “mulini a vento”.
Alt, fermi tutti! Che diavolo è, tanto per cominciare, il “Muos”? Esso è l'acronimo di “Mobile User Objective System”, ed è un programma del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che prevede un sistema di comunicazioni satellitari tramite quattro installazioni radar a terra e relativi satelliti nello spazio capace di coordinare e supportare tutte, dicasi “tutte”, le forze terrestri, navali ed areonautiche americane in ogni parte del mondo si trovino. Beh, se non sono le “Guerre Stellari” ipotizzate da Ronald Reagan, poco ci manca... E che cosa c'entra, direte voi, Niscemi con tutto questo? Intanto, partiamo dal presupposto che la cittadina è ad un tiro di schioppo (vabbè, metafora forse sbagliata...) dalla base Nato (leggi: statunitense) di Sigonella. Sì, proprio quella... Dove, prima e forse unica volta nella Storia, un Presidente del Consiglio italiano – al secolo Bettino Craxi – disse chiaro e tondo (e forse poi la pagò...) all'inquillino della Casa Bianca che “quello” era suolo nazionale e che facesse rinfoderare le colt ai suoi cow-boys. Orbene, dicevamo, lì risiede la base aerea all'estremità sud dell'Europa, proprio di fronte alle sponde nord-africane e del Medio Oriente. Che, tramontata la “Guerra Fredda”, è diventato il fronte più “caldo” per l'Occidente.
Quindi il Pentagono ha pensato bene (e, a dirla tutta, come dargli torto?) di installare proprio nei suoi pressi, per l'appunto, una delle quattro stazioni radar “Muos” dopo aver smantellato un – ormai inutile e vetusto – impianto in Islanda. Fin qui, almeno all'apparenza, poco da dire. E comunque non è questa la sede per un corso accelerato di geo-politica.
I problemi, però, sorgono subito dopo. E, tanto per sgombrare il campo dagli equivoci, non si tratta di questioni ideologiche: non siamo nell'ambito del yankees go home e neppure della contestazione contro “l'imperialismo americano”. Anche se, per dovere di cronaca, quest'alone di mistero che circonda la faccenda qualche dubbio lo fa sorgere. Ad esempio: questo innovativo sistema satellitare controllerà anche le operazioni in volo dei famosi “droni”, i bombardieri-killer senza pilota. Non è per caso che il “Muos” di Niscemi dovrebbe servire a coordinare eventuali operazioni contro l'Iran?
Così, tanto per dire... Certo che la fretta, la solerzia, la rapidità e – soprattutto – la cappa di silenzio imposta sulla vicenda con le quali stanno costruendo l'avveniristico impianto-radar qualche pensierino lo fanno frullare.
Ma, a parte questo, come dicevamo, il problema è un altro. Se un gruppo, sempre più nutrito, di cittadini di Niscemi, che siano studenti, professionisti, artigiani, casalinghe, insomma gente “normale”, si sta ribellando, il motivo è specificatamente glocal, non global. Il fatto è questo: il “Muos” è un sistema composto da tre giganteschi radar del diametro di 20 metri e alti 15 ad “altissima frequenza” (UHF) e due torri-radio alte 150 metri. E dove te lo vanno ad installare? Nel Parco della Sughereta, riserva naturale regionale.
Gli americani potrebbero a questo punto obiettare che nel Parco già esiste, dal 1991, un'altra stazione di telecomunicazioni della Marina statunitense, il NRTF, che utilizza trasmissioni in alta (HF) e bassa (LF) frequenza. Però è chiaro che un surplus di emissioni elettromagnetiche di quel tipo e le dimensioni impattanti del nuovo impianto devasterebbero definitivamente l'eco-sistema circostante, senza contare le implicazioni per la salute degli abitanti del circondario.
Qui si entra in un campo... minato, fatto di studi e controperizie tutte tese ad invalidare le tesi della controparte. Ma resta il fatto che le autorità militari USA, ad esempio, hanno negato e continuano a negare all'ARPA siciliana le pur minime informazioni, tranne generiche rassicurazioni, circa l'impatto ambientale causato dalle onde elettromagnetiche ad altissima frequenza e i conseguenti effetti collaterali sulle persone (ed in particolar modo sul loro sistema immunitario), trincerandosi dietro il più trito e rigido dei top secret, manco John Wayne in missione con i suoi “Berretti verdi”.
Ed è qui, alla resa dei conti, il punto. Perchè gli abitanti di Niscemi non ce l'hanno tanto con gli americani quanto sono incazzati neri con i politici di casa nostra, e soprattutto loro. Chi ha dato le autorizzazioni? Perchè non è stato possibile effettuare una Valutazione d'impatto ambientale? Come mai la Regione non ha saputo difendere le proprie prerogative, essendo per di più quella zona riserva naturale? Gli amministratori locali cadono dalle nuvole e, nella “migliore” (si fa per dire...) tradizione di una Sicilia dura a morire, nulla sanno, nulla hanno visto o sentito ma – soprattutto – nulla hanno detto, neanche fossimo dentro a un libro di Leonardo Sciascia.
E lui sì, che da questa storia avrebbe saputo trarci un bel romanzo. Altro che Ken Follett...

giovedì 15 marzo 2012

TUSCAN MINING GEOPARK / "LA NAZIONE" E LA CENSURA BIPARTISAN


di ALESSANDRO BALDASSERINI
La prima lettera d'incarico porta la data del 1 giugno 1978 ed era firmata dal direttore de “La Nazione” Alberto Sensini e dal burbero – e temuto – responsabile delle redazioni provinciali Apollonio. Da lì, comincia il mio ultra-trentennale viaggio nel mondo del giornalismo. Un mondo, allora, fatto ancora di telescriventi, tanto che il primo telefax – massiccio ed ingombrante, alto circa un metro e dall'improbabile color arancione – sembrava piovuto dal cyber-spazio.
Frequentando la redazione di Grosseto, ebbi la fortuna ed il privilegio di conoscere fior di giornalisti: il giovane praticante Giuseppe Mascambruno (un giorno assurto a direttore della testata), il mitico inviato Maurizio Naldini, la “grande firma” dello sport maremmano Ilio Bandinelli; e poi lui, Vittorio Donatelli, caporedattore dalle rare qualità professionali e, soprattutto, umane.
Tutto questo mi è venuto alla mente mentre l'attuale caporedattore de La Nazione di Grosseto, Luca Mantiglioni, martedi scorso balbettava imbarazzate e risibili giustificazioni (da me sollecitate, perchè lui si era ben guardato dal telefonarmi) per motivare la soppressione “hic et nunc” della mia rubrica settimanale sul Geoparco delle Colline Metallifere, di cui avevamo concordato contenuti e modalità fin nei minimi dettagli compreso il numero di battute, così come confermatomi dal collega Fernando Quatraro nella telefonata alle ore 15.02 del 28 febbraio, e che aveva visto l'esordio con la regolare pubblicazione il giovedi 1 marzo.
Una censura in piena regola ed è fin troppo facile intuire che questa decisione sia stata presa dietro  “suggerimento” da parte di qualcuno.
Comprendo che, in una piccola redazione di provincia, sia difficile restare insensibili alle pressioni ed agli “amichevoli consigli” che provengono da certi ambienti. Per esempio, e noi di HeartonEarth Report ce ne siamo accorti, non è facile fare un'accurata e libera informazione sul Geoparco delle Colline Metallifere, dove il presidente è anche coordinatore provinciale del PdL e il “king maker” del Comitato di Gestione è il Presidente PD (senza “elle”) della Provincia. Una “tenaglia” bipartisan da cui è difficile liberarsi e che cerca da un anno (sia chiaro: inutilmente) di metterci la mordacchia.
Tuttavia, risulta impietoso il raffronto tra il penoso barcamenarsi di oggi e la serena sicurezza dell'altro ieri, quando Donatelli, rispondendo alle stizzite telefonate di Susanna Agnelli – a quei tempi sindaco dell'Argentario – che chiedeva la “testa” dell'allora giovane ed irriverente cronista, ribatteva serafico: “Signora, non sta a lei decidere cosa devono scrivere i miei collaboratori”.
Altri tempi, altre spine dorsali...
P.S.: E' una quisquilia, ma già quattro persone mi hanno chiesto come mai la rubrica non esce più. Qualcuno è in grado, senza arrossire, di spiegarlo ai propri lettori?

mercoledì 9 novembre 2011

TUSCAN MINING GEOPARK / LETTERA APERTA A BRAMERINI&MARRAS

di ALESSANDRO BALDASSERINI


Gentile Assessore regionale, egregio Presidente della Provincia:
mi rivolgo a voi in qualità di membri del Comitato di gestione del Parco Nazionale delle Colline Metallifere. In tale veste sarete, suppongo, già informati della presa di posizione, ufficializzata con una richiesta di sospensione, da parte dell'Ordine dei Giornalisti e dell'Associazione Stampa Toscana (che rappresenta l'organismo sindacale di categoria) in merito al bando per l'assegnazione dell'incarico per il nuovo addetto stampa del Tuscan Mining Geopark.
Vedete che non è nel mio stile ricorrere alle carte bollate: le battaglie preferisco portarle avanti attraverso la rivista che ho il piacere di dirigere e non nelle aule di tribunale. Avrei potuto, con la certezza di vincerlo, fare ricorso. Così facendo, però, avrei bloccato per mesi e mesi l'insediamento del mio successore, creando così non pochi problemi al Parco ed imbarazzo al collega che dovrebbe assumere l'importante e delicato incarico.
Per questo motivo, avevo, una settimana fa, proposto al Presidente Agresti un gentlemen agreement: se lui avesse annullato e riformulato il bando secondo le norme di legge, io avrei preso solenne impegno a non candidarmi, dato che quello escogitato era palesemente un decreto contra personam.
Intendiamoci: nulla di personale, anzi. So benissimo che Agresti è stato mal consigliato da una pessima suggeritrice. Purtroppo per lui, non ha voluto dar ascolto alla mia proposta.
Ecco, allora, il netto ed inequivocabile giudizio espresso dall'Ordine dei Giornalisti: quel bando è irregolare, non rispetta la Legge, ergo è illegittimo.
A questo punto mi e Vi chiedo:  in quanto massimi rappresentanti istituzionali della Provincia di Grosseto e - last but not least - autorevoli esponenti del Partito Democratico, ve la sentite di avallare e ratificare, rendendovi così moralmente compartecipi, questo atto illegittimo, cioè non conforme alle Leggi vigenti? E, come esponenti politici, pensate davvero di ignorare una richiesta ufficiale di sospensione avanzata dai massimi organismi professionali della regione, con le implicite conseguenze del caso?
Personalmente, non lo ritengo opportuno. Anche perchè poi vi sarebbe ben difficile dare credibilità al vostro ruolo istituzionale e alle battaglie per la libertà d'informazione professate dal Partito in cui militate.
Pertanto, faccio mio e rinnovo l'invito a sospendere il bando e a rifarlo secondo le regolari procedure.
Dal canto mio, mi ritengo legittimamente soddisfatto dal documento congiunto espresso dall'Ordine e dall'Associazione Stampa Toscana, che ha dato totalmente e pienamente ragione alla denuncia fatta da HeartonEarth Report, a riprova che non era ne campata in aria ne tanto meno una voce "isolata".
Con immutata stima, vi giungano i miei più cordiali saluti.
www.italiangeoparksproject.it


venerdì 28 ottobre 2011

IL DRAMMA DELLE CINQUE TERRE

DOPO POMPEI, IL DRAMMA DELLE CINQUE TERRE
THE “ITALIAN JOB”
Ennesimo colpo all'immagine del Belpaese
di BORIS RICHARD de LATOUR
Dal portavoce dell'Earth-Day Foundation abbiamo il piacere di pubblicare:

Mi chiama Eric, un amico di New Orleans: “Sono a La Spezia, con Marie France e i ragazzi e un gruppo di amici. Ci hanno evacuato da Monterosso. Credimi: ho vissuto il ciclone Katrina, ma quello di ieri l'altro è stato un incubo!”.
Ci scambiamo qualche frase di circostanza (tutto bene?, come vi siete organizzati eccetera), poi ecco arrivare la domanda che temevo e che mi aspettavo: “Ma perchè gli italiani non sanno prevedere e gestire le emergenze? Questo è stato un disastro annunciato: un conto è un uragano, ma tutto questo si poteva evitare!”. Per inciso, Eric è un ingegnere idraulico.
Cosa rispondere? Dato atto che si è trattato di un fenomeno temporalesco fuori della norma, è fuor di dubbio che le distruzioni e i morti susseguenti sono stati dovuti all'incuria, al pressappochismo, in una parola alla malagestione del territorio. C'è anche da chiedersi a cosa serva lanciare l'allarme-meteo se poi non vengono presi immediati provvedimenti.
Dopo Katrina, e si trattava di un tifone, diverse teste “saltarono”. E il governo federale, sommerso dalle critiche, fece buon tesoro dell'esperienza per gestire e prevenire le successive “emergenze”.
Farebbe perfino sorridere, se non fossimo nel pieno di una tragedia, il ministro dell'ambiente Prestigiacomo quando annuncia: con sicumera: “Ora subito il via al piano anti-dissesto idrogeologico”. Ohibò! E in tutti questi anni lei come ha trascorso il tempo? Capisco che non è facile fare il ministro dell'ambiente nel paese dei crolli e dei “tagli lineari” al bilancio: ma non si è ancora chiesta cosa ci stia a fare? Si ponga il quesito e si dia una risposta: e poi tragga le logiche conseguenze.
Non è un caso che la notizia abbia fatto il giro del mondo e sia finita in prima pagina: Monterosso, come Pompei, è patrimonio universale dell'Unesco. E gli stranieri, si sa, non stanno tanto a sottilizzare: “Ma se il Parco delle Cinque Terre è il gioiello, la punta di diamante del sistema-parchi italiano, e lo Stato lo tutela e lo preserva in questo modo, figuriamoci tutto il resto...!”. Insomma, un altro sfregio all'immagine del Belpaese.
A proposito: dopo la bufera giudiziaria di un anno fa, il ministro ha nominato un Commissario prorogato ogni tre mesi (agli amici della Sardegna forse ricorda qualcosa..., Ndr), la cui principale preoccupazione sarebbe stata – secondo quanto riportato da alcuni giornali inglesi – quella di vedersi garantita, nelle sue rare trasferte da Roma, “una sistemazione alberghiera adeguata al suo rango”. Il tutto, ovviamente, a spese del Parco.
Non c'è niente da fare: anche nella tragedia, gli italiani trovano sempre il modo di strapparci una risata...
Post Scriptum: per ironia della sorte, sapete cosa vuol dire in dialetto ligure “lu è de rango”? E' uno zoppo. E ci sono tante cose, purtroppo, che zoppicano in questa tormentata Italia.
(Traduzione di Alessio Bertolini)

mercoledì 26 ottobre 2011

TUSCAN MINING GEOPARK: “AGRESTI RITIRI IL BANDO ED IO NON MI CANDIDERO'”

Un decreto contra personam da annullare e riformulare
“Un ciclo si è chiuso ma devo tutelare la deontologia professionale mia e di tanti altri colleghi”
Ho lavorato negli uffici stampa e ne ho diretti per oltre 25 anni: conosco, pertanto, le regole del gioco e non mi sono mai sottratto alle logiche perverse – ma in un certo qual modo giustificate – dello spoil system.
Non l'ho fatto neanche nella mia ultima esperienza professionale al Parco Nazionale delle Colline Metallifere quando, capito di essere predestinato (caso più unico che raro e di cui ora mi potrei perfino vantare) ad una “epurazione” bipartisan , ho preferito togliere il disturbo.
L'ho già detto e lo ripeto: considero quello al Tuscan Mining Geopark un ciclo chiuso. Quindi la notizia del bando di selezione per il nuovo addetto stampa mi ha lasciato completamente indifferente. Però...
Però quel bando è un palese decreto contra personam, contravvenendo le normative vigenti in materia, congegnato per uno scopo che lascio facilmente immaginare ma il cui effetto è quello di ledere la deontologia e le capacità professionali di tanti colleghi “tagliati fuori” loro malgrado.
Siccome ho una dignità e un curriculum da difendere, propongo pubblicamente un gentlemen agreement al Presidente del Parco: Luca Agresti ritiri ed annulli quel bando e ne riformuli uno con le debite correzioni e consono ad un rispettoso modus vivendi, ed io assumo fin d'ora l'impegno a non presentare la mia candidatura per quell'incarico.
Mi sembra una proposta ragionevole, anche e soprattutto a tutela di tutti quegli incolpevoli colleghi che verrebbero penalizzati da questo bando contra personam che non fa onore a chi l'ha escogitato.
Alessandro Baldasserini

P.S.: E' ovviamente un esempio paradossale, ma serve per comprendere: Massimo D'Alema, Walter Veltroni, Francesco Storace. Ecco tre giornalisti che non potrebbero partecipare alla selezione...