venerdì 4 maggio 2012

TUSCAN MINING GEOPARK / 16-17 MAGGIO IV FORUM GEOPARCHI A MASSA MARITTIMA


NOSTRO SERVIZIO
Nel geoparco delle Colline Metallifere, il 16 e 17  maggio, si riuniranno i vertici dei geoparchi italiani in occasione del quarto workshop nazionale. Un evento a cui presidenza, direzione e uffici lavorano da settimane. A Massa Marittima approderanno, per la prima volta, decine di delegazioni da tutti i geoparchi riconosciuti e certificati dalle reti internazionali: la Ggn (Global Geoparks Network) e la Egn (European Geoparks Network).
  L’evento è stato organizzato con il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Grosseto, dell’Ordine regionale dei geologi, di Federparchi e Sigea.
  Tema dell’incontro sarà, questa volta, una ricognizione sugli strumenti della comunicazione digitale turistica, finalizzata alla valorizzazione del patrimonio geologico italiano. Saranno presenti i vertici regionali delle politiche ambientali, l’assessore Anna Rita Bramerini, il coordinatore del Forum dei geoparchi Italiani Maurizio Burlando; e ancora Maria Teresa Fagioli (presidente dell’Ordine dei geologi della Toscana) e il presidente nazionale di Federparchi Giampiero Sammuri. Infine rappresentanti del mondo accademico di Pisa, Firenze e Siena.
   “Il quarto workshop dei geoparchi– commenta il presidente del geoparco delle Colline Metallifere, Luca Agresti – rappresenta un’ulteriore tappa a favore della promozione e valorizzazione dei geoparchi d’Italia e d’Europa. Il tema specifico, dedicato agli strumenti della comunicazione digitale turistica finalizzata alla valorizzazione del patrimonio, sarà utile anche per  sollecitare l’impegno  a ratificare nuovi programmi a supporto dello sviluppo ecosostenibile del territorio, secondo i dettami Unesco”

    IL PROGRAMMA. La mattina di mercoledì 16 maggio è previsto l’arrivo degli ospiti. A seguire  trasferimento e visita alla Porta del Parco di Gavorrano. Qui  pausa pranzo  e, dopo il saluto del presidente Agresti, visita al museo minerario in galleria. Alle 14,30 trasferimento nell’area geotermica delle Biancane per una breve escursione tra vapori e putizze. L’arrivo a Massa Marittima, negli hotel, è previsto per le 17. Seguirà una visita artistica nella città del Balestro. La cena  sarà curata dalla condotta Slow Food Monteregio con i prodotti tipici delle aziende del comprensorio delle Colline Metallifere. Alle 22 concerto jazz nella sala delle Fonti dell’Abbondanza.
   Giovedì 17 maggio, appuntamento alle 9 al centro congressi delle Fonti dell’Abbondanza; dopo il caffè di benvenuto registrazione dei partecipanti e  saluti delle autorità. Alle 10 è prevista l’apertura dei lavori della prima sessione. Moderatore Alessandra Casini, direttore del Tuscan Mining Geopark. Primo intervento di Mirko Lalli, della Fondazione Sistema Toscana, che parlerà dei Nuovi sistemi di comunicazione digitale turistica. Robert Piattelli della B.T.O affronterà la questione delle Travellers experience, mentre Robi Veltroni, blogger di marketing turistico spiegherà ai presenti i contenuti delle conversazioni turistiche nel web 2.0. Infine Stefania Petrosillo di Federparchi illustrerà la Carta del turismo sostenibile. I partecipanti porteranno poi le loro esperienze di comunicazione digitale nei geoparchi Italiani. A seguire dibattito con interventi liberi.
   Dopo la pausa pranzo (un’ora) il via alla seconda sessione di lavori in cui si parlerà più in generale dei geoparchi italiani e delle loro prospettive di crescita. Introduzione  di Maurizio Burlando, coordinatore del Forum nazionale. Seguiranno gli interventi dei rappresentanti dei territori interessati ad aderire all’European Geoparks Networks e al Global Geoparks Network. Il dibattito si chiuderà alle 18.

   APPENDICE. A margine dei lavori il coordinatore nazionale dei geoparchi Maurizio Burlando  anticiperà e dettaglierà la notizia che l’Italia, a settembre del 2013, avrà l’onore di ospitare - nel Cilento – il workshop mondiale dei geoparchi. Nell’occasione arriveranno almeno 400 delegati provenienti da tutto il mondo in rappresentanza degli 88 geoparchi oggi esistenti. Un’occasione unica per l’Italia, dal momento che il nostro Paese è il secondo al mondo per presenza di geoparchi (ben 8) dopo la Cina (che ne ha 26). Ed il geoparco del Cilento, da tempo nella rete Unesco, è tra quelli più grandi in Europa con un patrimonio geologico, naturalistico e turistico di notevole qualità. Nella circostanza i lavori saranno allargati ad esperti del settore turistico e dello sviluppo socio-economico, un po’ quello – in piccolo – sarà fatto a Massa Marittima a metà maggio.  

giovedì 3 maggio 2012

TUSCAN MINING GEOPARK / I "BAGNETTI", UNA CATTEDRALE NEL DESERTO?


I “Bagnetti”: una Cattedrale nel deserto?
Come buttare 2 milioni
di euro nel pozzo
E il Teatro delle Rocce, “fiore all'occhiello”, appassisce tra le erbacce
SACHA PAGANINI
Da monumento di archeologia industriale a “Cattedrale nel deserto”: ecco come buttare 2 milioni di euro in un pozzo minerario, dove non si vede il fondo...
“Prego, per la Storia si entra da qui”: eh già, sembrava davvero di varcare una soglia storica, in quel dolce se pur ventoso pomeriggio di settembre del 2008, quando venne inaugurata in gran pompa la “Porta” centrale del Parco Nazionale Tecnologico Archeologico delle Colline Metallifere, non ancora Tuscan Mining Geopark, presso l'imponente ed avveniristica struttura dei “Bagnetti” di Gavorrano.
Quel 6 settembre si compiva l'atto finale di un percorso avviato sei anni prima, il coronamento di un sogno: il Parco aveva finalmente la sua sede e il suo Centro Direzionale. Gavorrano diventava “Capitale” delle Colline Metallifere (e quante polemiche, a Massa Marittima...) e gettava le basi per un futuro radioso. O almeno così sembrava...
Quella sera, durante il ricevimento accompagnato da un'orchestra da camera nello splendido scenario del Teatro delle Rocce, nessuno immaginava quel che avrebbe riservato il futuro... Non l'allora sindaco – e Vicepresidente del Parco – Alessandro Fabbrizzi, ne tanto meno la vera “dea ex machina” e musa ispiratrice Alessandra Casini. A dire la verità, però, vi era chi nutriva qualche dubbio, sempre tenuto riservatamente per sé: paradossalmente, quel “qualcuno” era proprio il
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Presidente del Parco Hubert Corsi, che nascondeva il suo scetticismo dietro il consueto affabile sorriso. Chi raccoglieva le sue scarne confidenze, però, non capiva: la sede dei “Bagnetti” era il meglio che si potesse avere. Gli uffici eleganti e super-accessoriati, uno spazioso e luminoso salone espositivo che avrebbe introdotto ad uno spettacolare percorso museale multimediale, l'enoteca comunale dove ricevere gli ospiti di riguardo ed una efficiente e attrezzatissima sala congressi da 250 posti con annesse salette riunioni in ambienti tutti wi-fi.
Quello che fino al giorno prima era uno splendido monumento di archeologia industriale, era diventato un centro direzionale all'avanguardia per un Parco che da quel momento si poneva all'avanguardia, arricchito dal “fiore all'occhiello” del Teatro delle Rocce.
Vennero da tutta Italia per ammirarlo. Poi, però, ripartiti il giorno dopo gli ospiti, i battenti di quella avveniristica sede – il cui costo per la ristrutturazione era stato di oltre 2 milioni di euro – vennero chiusi per essere riaperti – tranne qualche saltuaria occasione – solo nel novembre 2010, quando il Parco ora guidato da Luca Agresti si trasferì armi e bagagli definitivamente.
In quei due anni in cui il colosso languiva desolatamente, in molti si chiedevano il perchè; a qualcuno venne perfino in mente di chiamare il Gabibbo per denunciare lo spreco di denaro pubblico, qualcun altro lo motivava teorizzando un “braccio di ferro” tra il nuovo sindaco Massimo Borghi e il direttorissimo (del Parco, del Teatro, del Laboratorio GavorranoIdea) Alessandra Casini, le cui rispettive idee sui “Bagnetti” divergevano: il primo voleva destinare l'enoteca comunale in altra sede (morale della favola: è chiusa da due anni) e contrastava il progetto del museo ideato dalla Casini (“Con cappuccino e museo non si mangia”, esclamò una volta anticipando nei tempi Giulio Tremonti), che infatti è ben lungi dal vedere la luce. La seconda, dal canto suo, bollò come estemporanea e senza senso la proposta di Borghi di trasferire ai “Bagnetti” gli uffici del Comune, e dargli tutti i torti francamente non si può...
Comunque, come detto, a novembre 2010 finalmente riapre la “Porta”. Ed è a quel punto che il “segreto di Pulcinella” viene svelato. La struttura da oltre due milioni di euro non ha... il sistema di condizionamento: gelo d'inverno, caldo torrido d'estate! Eh già, i progettisti non l'avevano contemplato e a rimetterci le mani equivale ad altre centinaia di migliaia di euro che nel frattempo non ci sono più. Ecco perchè la presentazione ufficiale del riconoscimento Unesco a Geoparco, il 20 gennaio 2011, si tiene – per motivi, come dire, logistici – presso il Palazzo dell'Abbondanza di Massa Marittima.
Va beh, l'attività nel frattempo prosegue. E il Parco versa ogni anno al Comune di Gavorrano, tra convenzione e bonus per l'uso dei locali, circa 85.000 euro. Ma la struttura, che avrebbe dovuto essere anche un polo d'attrazione turistico, langue. Ed adesso, ecco il colpo di grazia: l'atteso e prestigioso Forum nazionale dei Geoparchi italiani, previsto per i prossimi 16 e 17 maggio, che vedrà la partecipazione di oltre cento persone tra delegati, ospiti e giornalisti, non si svolgerà – come sarebbe apparso normale – presso la sede del Parco a Gavorrano bensì, della serie “2 a 0 e palla al centro”, ancora a Massa Marittima. E stavolta è più complicato comprenderlo: la sala congressi dei “Bagnetti” è più grande e meglio attrezzata di quella dell'Abbondanza, tanto più che nel suo ampio salone a piano terra avrebbe potuto essere organizzato (come fatto in altre occasioni) il servizio catering. E poi si tratta dell'Evento principale di un Geoparco, e la sede “naturale” non poteva non essere il Centro Direzionale: del resto, che te ne fai di tutto quel popò di struttura se la lasci inutilizzata? Saranno contenti, soprattutto, gli operatori turistici della zona...
Senza contare, poi, il malinconico declino del Teatro delle Rocce: il “fiore all'occhiello” sta appassendo sotto un manto di erbacce e un “cartellone” stagionale ridotto ai minimi termini. “Non c'è un euro”, sospira sconsolato il presidente del Laboratorio GavorranoIdea, Gabriele Barbi. Il quale dovrebbe “ringraziare” il Parco ed il suo direttorissimo, che hanno deciso di spostare il Premio S. Barbara, ed i relativi 20.000 euro di finanziamento, a – indovinate un po'? – Massa Marittima. E “svuotato” anche della serata di premiazione, il Teatro delle Rocce deperisce. Guai però a parlare di darlo in gestione a privati: l'idea fa drizzare la fulva criniera della Zarina. Che può continuare a regnare indisturbata sui “Bagnetti”, novella Fortezza Bastiani nel Deserto dei Tartari.
Ma è sempre così che inizia il tramonto di un Impero...

GEOPARCO SARDEGNA: CAPPELLACCI COME SCHETTINO


ALESSANDRO BALDASSERINI
Un uomo che fugge dalle sue responsabilità; che nega l'evidenza; che abbandona il posto di comando, ignorando i richiami e lasciando i suoi compagni di viaggio in un mare di guai alle prese con un “naufragio” annunciato: parliamo forse del comandante Schettino?
No, il personaggio in questione si chiama Ugo Cappellacci ed il suo ruolo è (ma forse è un pettegolezzo...) quello di Governatore della Regione Sardegna. E la “nave” che ha portato a 
schiantarsi sugli scogli dell'Unesco, con la collaborazione del nostromo Antonio Granara, è il Geoparco Minerario della Sardegna.
Esattamente da sette mesi – era il 27 settembre 2011 – le Associazioni della Consulta del Parco “assediano” Villa Devoto – sede del Governatore – presidiando giorno e notte, con il sole e sotto la pioggia, l'ufficio dell'ineffabile Ugo (il quale, come Schettino, per entrare e per uscire probabilmente si cammuffa sotto un anonimo giaccone...) per chiedergli conto del suo lassismo e invocando a gran voce la riforma dell'Ente Parco, unica via d'uscita per salvare il salvabile.
Quando, nel febbraio del 2011, HeartonEarth lanciò il suo grido d'allarme, rivelando che il Geoparco minerario rischiava l'esclusione dalla Rete europea e mondiale dell'Unesco, fummo trattati come dei pazzi visionari... Ci siamo abituati, tanto sappiamo che prima o poi i fatti ci danno ragione. Il Commissario straordinario Granara ci gratificò (e lo ringrazio, sapendo quanto egli sia restio a parlare con i giornalisti...) di una cordiale e surreale telefonata, mentre l'allora Direttore Luciano Ottelli si sforzava – con abnegazione degna di miglior causa – di negare e smentire le nostre accurate e dettagliate indiscrezioni, che si sono puntualmente verificate.
E se nello scorso agosto, dopo l'ispezione dei commissari Unesco, il temuto “cartellino rosso” si è miracolosamente tramutato in “giallo” (e, diciamola tutta, a leggere le motivazioni si è trattato di un vero e proprio “cartellino arancione”), ciò è avvenuto anche grazie ai nostri articoli che hanno saputo ridestare l'attenzione di un'assopita e disillusa opinione pubblica a cui ha fatto seguito la mobilitazione delle associazioni in difesa del Parco, come gentilmente ci ha riconosciuto lo stesso Giampiero Pinna, coordinatore della Consulta.
Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti, e il tempo scivola inesorabilmente. Mentre le Associazioni provano a mettere il sale sulla coda dello sgusciante Cappellacci, l'unico ad aver pagato il conto è stato il buon Ottelli rassegnando dignitose dimissioni, al contrario di “Vinavil” Granara ancora aggrappato alla poltrona.
I mesi passano inutilmente, e il redde rationem con l'Unesco previsto per l'estate 2013 si erge minaccioso come un iceberg che attende serafico il suo “Titanic”. E se perfino il Presidente della Repubblica Napolitano è sceso in campo per dare il suo sostegno agli “assedianti”, vuol dire che ormai è giunto il momento di gridare tutti insieme forte e chiaro il fatidico appello: “Cappellacci risalga a bordo, cazzo!!!”.
P.s.: Nei prossimi 16 e 17 maggio, a Massa Marittima presso il Tuscan Mining Geopark delle Colline Metallifere, si terrà il IV Forum nazionale dei Geoparchi. L'auspicio è che in quella sede i rappresentanti italiani dell'European Geoparks Network trovino tempo e modo di prendere posizione in appoggio alle Associazioni sarde che vogliono salvare e rilanciare il loro Parco, magari con un documento ufficiale
E' un'idea che porgiamo volentieri al distratto coordinatore del Forum Maurizio Burlando, dato che finora non ha ritenuto necessario spendere una sola parola di solidarietà al riguardo, con la non celata speranza che non abbia remore a copiarcela, come del resto ha già fatto in passato...

giovedì 5 aprile 2012

STATUTO TUSCAN MINING GEOPARK / Ma le Associazioni sono state escluse


SACHA PAGANINI
Il testo che pubblichiamo è la bozza dello Statuto del Geoparco delle Colline Metallifere. Con questo atto, in attesa della ratifica da parte del Ministero dell'Ambiente e della sua definitiva approvazione, si conclude la “gestione provvisoria” del Comitato ed il Tuscan Mining Geopark assume una connotazione giuridica ben precisa.
Ci sarà modo, nelle prossime settimane, di esaminare con cura il documento in tutte le sue parti. Ma fin d'ora balza agli occhi un'assenza che è da considerare una vera e propria anomalia.
Nella sua forma partecipativa, il Comitato ha inserito la “Comunità del Parco”. Si tratta di un organismo consultivo che dovrebbe favorire la presenza di tutte quelle realtà che operano nel territorio e che possono dare il loro contributo alle attività dell'ente. Non a caso, l'European Geoparks Network insiste molto sul “coinvolgimento” degli operatori economici e della popolazione alla vita dei geoparchi. E così, infatti (vedi ad esempio il caso del Geoparco della Sardegna), da più parti si è operato.
In questo caso, però, ciò non è stato fatto. Nel testo che riportiamo, la “Comunità” viene stabilita come un burocratico duplicato del Consiglio Direttivo. Le Associazioni ambientaliste, ed è questo il caso più eclatante, non sono state minimamente prese in considerazione e citate, salvo una generica dichiarazione d'intenti che non contestualizza e formalizza alcunchè. Non sappiamo se ciò rappresenti una svista nostra (e nel caso chiediamo venia) o una dimenticanza – ancora correggibile – dei dirigenti del Parco. Speriamo solo che non si tratti del perpetrarsi di una certa mentalità “autoreferenziale” di certi amministratori, per i quali le associazioni sono solo un “fastidio” da cui prendere le distanze il più possibile...

AUTOSTRADA TIRRENICA / Tra realismo e problemi irrisolti tutti i nodi del progetto SAT


VALENTINO PODESTA'
Le ampie e documentate osservazioni presentate da Legambiente, WWF, Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, Comitato Terra di Maremma, Comitato per la Bellezza nell’agosto 2011 al 
progetto definitivo SAT e le relazioni presentate hanno chiarito molti aspetti fondamentali. Anzitutto i flussi di traffico lungo il percorso Rosignano-Civitavecchia sono quanto mai variabili da
zona a zona in relazione, evidentemente, al variare del trasporto locale: da punte di 33.000 veicoli al giorno ai minimi di soltanto 11-12.000. Ciò significa che creare, come si voleva - e come diverse istituzioni locali purtroppo chiedono ancora - una nuova autostrada in variante era una soluzione del tutto semplicistica, non corrispondente alla domanda di trasporto, oltre che devastante sul piano ambientale e paesaggistico.
Quindi il tipo di pedaggiamento sarà la chiave di tutto: non si può infatti pensare che il traffico attuale, per lo più locale, si trasferisca dall'Aurelia, sin qui gratuita, a strade complanari che non ci sono o che sono sostanzialmente strade della bonifica e che, se venissero trasformate o realizzate ex novo come strade di grande comunicazione, risulterebbero del tutto incompatibili con il territorio e il paesaggio. E' da sfatare anche il mito del "corridoio tirrenico di importanza europea" che in realtà non esiste perché provenendo da nord arriva a Fiumicino e poi devia su Roma, a differenza di quello adriatico che corre dalla Romagna alla Puglia.
Il fatto che l'ultimo progetto ricalchi in larghissima misura il percorso dell'Aurelia ci riporta alla impostazione del Progetto Anas del 2000 che tutte le Associazioni Ambientaliste e gli le amministrazioni pubbliche interessate hanno approvato, sia pur con osservazioni puntuali. Una impostazione che le Associazioni condividono, mentre hanno respinto in toto quella del progetto preliminare SAT approvato dal CIPE nel 2008 con 110 Km in variante da Civitavecchia a Grosseto, che pure era stato ed è tuttora sostenuto dalla Provincia di Grosseto e da molti Comuni perché li sgrava apparentemente del problema del traffico locale che sarebbe rimasto o rimarrebbe sull'Aurelia. Appare strano che tutti questi Enti non pensino alla devastazione che ne deriverebbe del più grande patrimonio, anche economico, della Maremma: ambiente e paesaggio, naturale e agrario. Un maggior approfondimento aderente alla specifica realtà territoriale e urbanistica richiede tuttavia il tracciato definitivo in comune di Orbetello che oggettivamente è quello più difficile da
risolvere.
In conclusione le Associazioni ritengono il progetto definitivo un sostanziale passo avanti rispetto al progetto preliminare in variante del 2008 ma non ancora sufficiente, e sollevano diverse questioni critiche che non hanno ancora trovato una soluzione e su cui hanno presentato precise Osservazioni al Ministero per l’Ambiente, che sarà chiamato ad esprimere il parere per la Valutazione di Impatto Ambientale.
Partendo da questa impostazione, esaminiamo qui di seguito i nodi generali a nostro parere tuttora irrisolti del progetto definitivo SAT nel suo complesso.
Tre fattori sono strettamente interconnessi nel caso di una infrastruttura come il corridoio tirrenico:
1. Il tracciato e l’impatto ambientale
2. La fattibilità economico-finanziaria
3. Il ruolo territoriale dell’infrastruttura
L’abbandono del devastante progetto in variante tra Civitavecchia e Grosseto approvato dal CIPE nel 2008 è una precondizione necessaria a rendere accettabile la realizzazione dell’infrastruttura a patto che la trasformazione in autostrada a pedaggio non comporti un sistema di complanari e viabilità aggiuntiva insostenibile per il territorio.
Il sistema free flow multilane consente di ridurre sostanzialmente la necessità di complanari e di ridurre i costi di realizzazione. I veicoli sono identificati da portali automatizzati e da barriere, il passaggio dai portali e dalle barrire non implica l’arresto del veicolo, il pagamento del pedaggio può avvenire in forma differita.
Il sistema permette di semplificare l’infrastruttura con svincoli più semplici, minor numero di sovrappassi, minor occupazione di spazio e riduzione dei costi di investimento. Ciò rende possibile una selezione del traffico non solo in termini di percorso, ma anche in termini di soggetti, di attività, di caratteristiche specifiche di chi si muove, cosa che permette una “politica” di compensazione a favore dei residenti, soprattutto quelli “obbligati” anche attualmente all’uso dell’Aurelia dalla struttura territoriale.
Il traffico registra una forte prevalenza di brevi-medie percorrenze: gli attuali volumi di traffico sulla SS1 Aurelia sono stimati in 19.900 Veicoli Teorici Giornalieri Medi (VGTM).
Le diverse tratte hanno livelli di traffico di punta molto diversi tra loro, il che significa che il traffico che percorre tutta l’autostrada è poco, mentre molto traffico percorre tratti brevi (vedi Allegato 1)
Le nuove stime di traffico di lungo periodo riproposte da SAT, pur fortemente ridimensionate rispetto a quelle indicate nel progetto preliminare, sono comunque ancora ottimistiche. La crescita del traffico dopo il 2016 è quantificata in termini di veicoli-km/anno, che sconta l’assunzione delle tariffe presumibilmente necessarie a remunerare l’investimento per la concessionaria.
Al 2026 si prevede un TGM di 25.350 veicoli/g. Al 2036 si prevede un TGM 28.300 veicoli/g.
Il ridimensionamento rispetto alle stime SAT del 2008 è fortissimo: oltre il 40% di traffico in meno dei 50.000 veicoli/g del 2030.
Soprattutto in una situazione non solo congiunturale di crisi l’itinerario tirrenico non attrarrà traffico da altri itinerari autostradali, e le obiezioni di allora delle Associazioni sulla sovrastima risultano oggi del tutto fondate.
Chi paga il pedaggio? Il 2016 è l’anno previsto di entrata in esercizio dell’autostrada con l’introduzione del pedaggio. Il traffico potenziale, ovvero quello che userebbe l’autostrada se non ci fosse il pedaggio, è maggiore del traffico pagante di circa il 25%. Il 25 % comprende: 11% di traffico senza pedaggio o a pedaggio “agevolato”, 14% di traffico deviato su viabilità alternative La componente “agevolata” riguarda il traffico automobilistico dei residenti che effettuano tragitti inferiori a 20 km. La componente “non catturata” è quella “che effettua il by-pass delle barriere o che utilizza viabilità alternative non a pedaggio” (punto 6.17 pag 36 dello Studio del traffico SAT).
I livelli di traffico e pedaggio: nel 2016 su un traffico potenziale di 20.500 veicoli il traffico pagante è di 15.400 veicoli; aggiungendo a questi la quota di 2.255 veicoli di traffico “agevolato” (11% del totale) si ottiene il traffico medio presente sull’autostrada: 17.655 veicoli/g, meno di quelli che utilizzano l’Aurelia nella situazione attuale (19.900).
Meno viabilità alternativa e più utenti sull’autostrada. Circa 3.000 veicoli/g troverebbero conveniente usare l’autostrada se non ci fosse il pedaggio e sarebbero invece costretti a utilizzare la ben più fragile viabilità alternativa.
Nel progetto definitivo sono previsti oltre 134 km di viabilità alternativa, talvolta complanare di nuova realizzazione e talvolta ottenuta con l’allargamento di strade esistenti. Il traffico che pur potendola usare non usa l’autostrada e la lunghezza davvero rilevante di viabilità alternativa aumenta inutilmente gli impatti sul territorio, evitabili con il sistema free flow, rendono il progetto (e i livelli di pedaggio) inutilmente costoso e contraddicono profondamente la stessa impostazione del progetto (vedi Allegato 2).
Manca il Piano economico-finanziario. Al progetto definitivo non è allegato alcun Piano Economico e Finanziario complessivo. Il Piano economico e finanziario è assolutamente necessario per capire il problema dei costi, del pedaggio e quindi del ruolo territoriale dell’infrastruttura. La sfida progettuale proposta dalle Associazioni è stata raccolta solo in parte, bene il tracciato ma con qualche grave problema non risolto. Quali possibili servizi (ad esempio di trasporto pubblico) per i territori attraversati, quali connessioni con le attività strategiche locali?
Una analisi costi-benefici molto debole. Le uniche informazioni disponibili derivano da analisi costi-benefici parziali, dalle quali si deduce, solo per alcuni lotti, come, a fronte dei costi dell’intervento, le quantità di traffico stimato ed il pedaggio (elevato) siano in grado di remunerare l’investimento.
I benefici sono pressoché totalmente costituiti dai risparmi di tempo degli utilizzatori. Si assume che si passi dai 70 km/h sull’itinerario attuale ai 130 km/h sull’autostrada. E’ un differenziale di velocità troppo elevato soprattutto nelle tratte dove già oggi la Superstrada Aurelia permette velocità sicuramente superiori ai 100 km/h.
Alla probabile sovrastima del tempo risparmiato corrisponde una sicura sovrastima del valore di
tale tempo. Si attribuisce un valore di 16 euro/h indifferentemente a tutto il traffico leggero, turisti e opzionali compresi: una quantificazione sicuramente inattendibile.
Per gli utenti che utilizzeranno l’autostrada è vero che l’aumento della velocità, permesso dalla trasformazione, diminuisce i costi generalizzati, ma tale diminuzione trova un limite ben pesante nella introduzione del pedaggio.
I volumi di traffico atteso sull’autostrada sono relativamente modesti e configurano livelli di servizio assai alti, mentre i livelli di servizio sulle viabilità alternative (di cui non si fa cenno) rischiano di essere bassi o bassissimi.
Occorre mantenere sull’autostrada tutto il traffico potenziale attraverso adeguate politiche tariffarie (comprese politiche di esenzione totale): quale risparmio consentirebbe una simile strategia in termini di minori investimenti e minori consumi di suolo per complanari e viabilità alternativa?
Occorre pertanto conoscere al più presto il piano economico e finanziario per poter valutare gli scenari di pedaggiamento e quindi il ruolo territoriale dell’infrastruttura e la reale fattibilità dell’intervento.

venerdì 23 marzo 2012

I giovani don Chisciotte di Niscemi contro i "mulini a vento" del MUOS


di FILIPPO FORTE
Ricordate “Il volo del calabrone” di Ken Follett? No? Beh, andate a rileggerlo. Nel libro si narra la storia, romanzata ma vera, di un gruppo di giovani resistenti danesi che, con il loro coraggio, cambiarono le sorti della II Guerra Mondiale. Infatti, fu grazie a loro che i Servizi segreti di Sua Maestà Britannica vennero a conoscenza dell'esistenza e della localizzazione di “Freya”, il super-radar impiantato dai nazisti nello sperduto isolotto di Sande grazie al quale potevano intercettare (e quindi abbattere con sorprendente facilità) i bombardieri inglesi diretti verso la Germania.
E se il grande scrittore passasse dalle parti di Niscemi, siamo nella profonda Sicilia odorosa di agrumi dove si gustano le granite più buone del mondo, potrebbe scrivere una versione moderna del suo best-seller.
Intendiamoci: nessuno vuole accostare la mitica U.S. Army alle truppe hitleriane. God bless America, ci mancherebbe! Però, il contesto che si respira nella – almeno fino a ieri – tranquilla cittadina in provincia di Caltanissetta appare lo stesso: impianti radar misteriosi, silenzio assoluto, leggi calpestate, ed infine un gruppo di ragazzi, costituitosi nel “Comitato No-Muos” che, emuli di Don Chisciotte, si batte a mani nude (e nella totale indifferenza della stampa locale e nazionale) contro i moderni “mulini a vento”.
Alt, fermi tutti! Che diavolo è, tanto per cominciare, il “Muos”? Esso è l'acronimo di “Mobile User Objective System”, ed è un programma del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che prevede un sistema di comunicazioni satellitari tramite quattro installazioni radar a terra e relativi satelliti nello spazio capace di coordinare e supportare tutte, dicasi “tutte”, le forze terrestri, navali ed areonautiche americane in ogni parte del mondo si trovino. Beh, se non sono le “Guerre Stellari” ipotizzate da Ronald Reagan, poco ci manca... E che cosa c'entra, direte voi, Niscemi con tutto questo? Intanto, partiamo dal presupposto che la cittadina è ad un tiro di schioppo (vabbè, metafora forse sbagliata...) dalla base Nato (leggi: statunitense) di Sigonella. Sì, proprio quella... Dove, prima e forse unica volta nella Storia, un Presidente del Consiglio italiano – al secolo Bettino Craxi – disse chiaro e tondo (e forse poi la pagò...) all'inquillino della Casa Bianca che “quello” era suolo nazionale e che facesse rinfoderare le colt ai suoi cow-boys. Orbene, dicevamo, lì risiede la base aerea all'estremità sud dell'Europa, proprio di fronte alle sponde nord-africane e del Medio Oriente. Che, tramontata la “Guerra Fredda”, è diventato il fronte più “caldo” per l'Occidente.
Quindi il Pentagono ha pensato bene (e, a dirla tutta, come dargli torto?) di installare proprio nei suoi pressi, per l'appunto, una delle quattro stazioni radar “Muos” dopo aver smantellato un – ormai inutile e vetusto – impianto in Islanda. Fin qui, almeno all'apparenza, poco da dire. E comunque non è questa la sede per un corso accelerato di geo-politica.
I problemi, però, sorgono subito dopo. E, tanto per sgombrare il campo dagli equivoci, non si tratta di questioni ideologiche: non siamo nell'ambito del yankees go home e neppure della contestazione contro “l'imperialismo americano”. Anche se, per dovere di cronaca, quest'alone di mistero che circonda la faccenda qualche dubbio lo fa sorgere. Ad esempio: questo innovativo sistema satellitare controllerà anche le operazioni in volo dei famosi “droni”, i bombardieri-killer senza pilota. Non è per caso che il “Muos” di Niscemi dovrebbe servire a coordinare eventuali operazioni contro l'Iran?
Così, tanto per dire... Certo che la fretta, la solerzia, la rapidità e – soprattutto – la cappa di silenzio imposta sulla vicenda con le quali stanno costruendo l'avveniristico impianto-radar qualche pensierino lo fanno frullare.
Ma, a parte questo, come dicevamo, il problema è un altro. Se un gruppo, sempre più nutrito, di cittadini di Niscemi, che siano studenti, professionisti, artigiani, casalinghe, insomma gente “normale”, si sta ribellando, il motivo è specificatamente glocal, non global. Il fatto è questo: il “Muos” è un sistema composto da tre giganteschi radar del diametro di 20 metri e alti 15 ad “altissima frequenza” (UHF) e due torri-radio alte 150 metri. E dove te lo vanno ad installare? Nel Parco della Sughereta, riserva naturale regionale.
Gli americani potrebbero a questo punto obiettare che nel Parco già esiste, dal 1991, un'altra stazione di telecomunicazioni della Marina statunitense, il NRTF, che utilizza trasmissioni in alta (HF) e bassa (LF) frequenza. Però è chiaro che un surplus di emissioni elettromagnetiche di quel tipo e le dimensioni impattanti del nuovo impianto devasterebbero definitivamente l'eco-sistema circostante, senza contare le implicazioni per la salute degli abitanti del circondario.
Qui si entra in un campo... minato, fatto di studi e controperizie tutte tese ad invalidare le tesi della controparte. Ma resta il fatto che le autorità militari USA, ad esempio, hanno negato e continuano a negare all'ARPA siciliana le pur minime informazioni, tranne generiche rassicurazioni, circa l'impatto ambientale causato dalle onde elettromagnetiche ad altissima frequenza e i conseguenti effetti collaterali sulle persone (ed in particolar modo sul loro sistema immunitario), trincerandosi dietro il più trito e rigido dei top secret, manco John Wayne in missione con i suoi “Berretti verdi”.
Ed è qui, alla resa dei conti, il punto. Perchè gli abitanti di Niscemi non ce l'hanno tanto con gli americani quanto sono incazzati neri con i politici di casa nostra, e soprattutto loro. Chi ha dato le autorizzazioni? Perchè non è stato possibile effettuare una Valutazione d'impatto ambientale? Come mai la Regione non ha saputo difendere le proprie prerogative, essendo per di più quella zona riserva naturale? Gli amministratori locali cadono dalle nuvole e, nella “migliore” (si fa per dire...) tradizione di una Sicilia dura a morire, nulla sanno, nulla hanno visto o sentito ma – soprattutto – nulla hanno detto, neanche fossimo dentro a un libro di Leonardo Sciascia.
E lui sì, che da questa storia avrebbe saputo trarci un bel romanzo. Altro che Ken Follett...

giovedì 15 marzo 2012

TUSCAN MINING GEOPARK / "LA NAZIONE" E LA CENSURA BIPARTISAN


di ALESSANDRO BALDASSERINI
La prima lettera d'incarico porta la data del 1 giugno 1978 ed era firmata dal direttore de “La Nazione” Alberto Sensini e dal burbero – e temuto – responsabile delle redazioni provinciali Apollonio. Da lì, comincia il mio ultra-trentennale viaggio nel mondo del giornalismo. Un mondo, allora, fatto ancora di telescriventi, tanto che il primo telefax – massiccio ed ingombrante, alto circa un metro e dall'improbabile color arancione – sembrava piovuto dal cyber-spazio.
Frequentando la redazione di Grosseto, ebbi la fortuna ed il privilegio di conoscere fior di giornalisti: il giovane praticante Giuseppe Mascambruno (un giorno assurto a direttore della testata), il mitico inviato Maurizio Naldini, la “grande firma” dello sport maremmano Ilio Bandinelli; e poi lui, Vittorio Donatelli, caporedattore dalle rare qualità professionali e, soprattutto, umane.
Tutto questo mi è venuto alla mente mentre l'attuale caporedattore de La Nazione di Grosseto, Luca Mantiglioni, martedi scorso balbettava imbarazzate e risibili giustificazioni (da me sollecitate, perchè lui si era ben guardato dal telefonarmi) per motivare la soppressione “hic et nunc” della mia rubrica settimanale sul Geoparco delle Colline Metallifere, di cui avevamo concordato contenuti e modalità fin nei minimi dettagli compreso il numero di battute, così come confermatomi dal collega Fernando Quatraro nella telefonata alle ore 15.02 del 28 febbraio, e che aveva visto l'esordio con la regolare pubblicazione il giovedi 1 marzo.
Una censura in piena regola ed è fin troppo facile intuire che questa decisione sia stata presa dietro  “suggerimento” da parte di qualcuno.
Comprendo che, in una piccola redazione di provincia, sia difficile restare insensibili alle pressioni ed agli “amichevoli consigli” che provengono da certi ambienti. Per esempio, e noi di HeartonEarth Report ce ne siamo accorti, non è facile fare un'accurata e libera informazione sul Geoparco delle Colline Metallifere, dove il presidente è anche coordinatore provinciale del PdL e il “king maker” del Comitato di Gestione è il Presidente PD (senza “elle”) della Provincia. Una “tenaglia” bipartisan da cui è difficile liberarsi e che cerca da un anno (sia chiaro: inutilmente) di metterci la mordacchia.
Tuttavia, risulta impietoso il raffronto tra il penoso barcamenarsi di oggi e la serena sicurezza dell'altro ieri, quando Donatelli, rispondendo alle stizzite telefonate di Susanna Agnelli – a quei tempi sindaco dell'Argentario – che chiedeva la “testa” dell'allora giovane ed irriverente cronista, ribatteva serafico: “Signora, non sta a lei decidere cosa devono scrivere i miei collaboratori”.
Altri tempi, altre spine dorsali...
P.S.: E' una quisquilia, ma già quattro persone mi hanno chiesto come mai la rubrica non esce più. Qualcuno è in grado, senza arrossire, di spiegarlo ai propri lettori?